SUGAR PIE DE SANTO..THIS SUGAR IS SALTY!!

Sugar+Pie+DeSanto+sugarpiedesanto

Sugar Pie DeSanto nasce col nome di Umpeylia Marsema Balinton  a  Brooklyn nel Ottobre del 1935. Da padre Filippino e madre Afro-Americana. Sua madre di professione suonava il pianoforte, mentre suo padre di musica non ne capiva un accidente. All’età di 4 anni si trasferisce con la famiglia a San Francisco. Peliya, come la chiamavano all’epoca, scopre presto la danza e il canto e fa amicizia con la vicina di casa, una terribile ragazzina di nome Jamesetta Hawkins.
Jamsetta ascoltava doo wop ed era membro della girl gang “Lucky 20’s”.
Jamsetta dopo esser stata arrestata per teppismo, decide di formare un duo vocale con una delle sorelle minori di Peliya, “the Creolettes”. Le ragazze attirano l’attenzione di Johnny Otis che le prende sotto la sua ala protettrice. Gli procura un contratto con la Modern Records, cambia il loro nome da “the Creolettes” a  “Peaches” e da un nome d’arte a Jamsetta: Etta James.
Peliya invidiosa di tutto questo, comincia a partecipare a svariati contest musicali nell’area di San Francisco. E più ne vice, più prende gusto alla competizione.
Johnny Otis, finalmente, la sente cantare, si offre di farla registrare e da anche a lei un nome d’arte “Little Miss Sugar Pie”(vista la sua figura davvero minuta). Corre l’anno 1955.
La DeSanto sforna vari dischi durante la seconda metà degli anni ’50, spesso accompagnata dal marito Pee Wee Kingsley.
Nel 1960 finalmente il successo con “I Want to Know”

Poco tempo dopo, il loro matrimonio naufraga, Sugar si trasferisce a Chicago, dove la Chess records  (leggendaria etichetta Blues) le offre10,000 dollari per registare con loro. Firma con la Chess nel ’62, ma il successo arriva solo due anni dopo.

Taking No Mess & Give Me Some Blues!
“Slip-In Mules – No High Heel Sneakers ” parla di quanto le facessero male le scarpe col tacco troppo alto.

“Use What You Got” ironizza sulla sua figura minuta, dicendo che nonostante fosse piccola, un uomo sapeva come tenerselo.
“But I’ve got everything I need to keep my man satisfied ‘cos if you know how to use what you got It doesn’t matter about your size”


“Soulful Dress”probabilmente il pezzo di maggior successo, parla di quanto si sentisse figa, nel suo vestito migliore e fosse contenta di far festa e ballare, avverte così le donne presenti di state attente perchè “I’ll be at my best When I put on my soulful dress”
“I Don’t Wanna Fuss” scala le classifiche, la DeSanto parte per un tour in Europa, di cui credo stiano ancora parlando. Balli selvaggi, piedini scalzi rotanti e di quando, durante uno show in Inghilterra,  in seguito alla presenza indesiderata sullo stage di un ragazzo molto robusto, deliziò i presenti con una dimostrazione di arti marziali. E per favi rendere conto delle proporzioni vi posto questo video dove la vediamo in compagnia di Willie Dixon.

Tornata a stringe amicizia con la (semisconosciuta) cantautrice Shena DeMell, con la quale scrive uno dei pezzi di maggior successo della Chess.  Il pezzo era così forte che, per i tempi,  non poteva essere cantato da una donna …ma da due si!! Soprattutto se l’altra si chiamava Etta James. Cantando “In the Basement,” la mente di entrambe ritornava ai tempi delleLucky 20’s. Inutile dirlo, UNA BOMBA ATOMICA!

Nel 1966 sempre dalla collaborazione con Shena DeMell. esce, Go Go Power. Ultimo lavoro sotto etichetta Chess. ALBUM BELLISSIMO!


Sugar Pie DeSanto ha continuato a scrivere canzoni e a registrare dischi per piccole etichette. E’ anche tornata a vivere vicino Oakland. Si è sposata due volte  con  Jim Moore, il suo attuale marito  17 anni più giovane di lei, nonché suo manager grazie al quale continua ad esibirsi. E non solo nei clubs in California, ma anche nei festival blues in giro per il mondo. Nel Settembre 2008, è stata  premiata con il “Pioneer Award” dalla  Rhythm and Blues Foundation.
Tutt’oggi all’età di quasi 80 anni continua ad esibirsi, ballando come una pazza, scalza e facendo roteare i suoi piedini.

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MARGIE HENDRIX

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Solo pochi ricordano Margie Hendrix, (all’anagrafe “Hendricks”), come una delle migliori cantanti R&B di sempre, come meriterebbe.  Il grande pubblico l’ha quasi completamente dimentica. Nel 2004 grazie all’ interpretazione di Regina King nel film “Ray”, il grande pubblico ha conosciuto il suo nome, ma poi subito dimenticato. Scrivo questo post, perchè più che mai certi artisti NON DEVONO VENIR DIMENTICATI!
Scrivere questa biografia, è stato un inferno, sul web si trovano pochissime informazioni, e la maggiorparte di queste è sbagliata, imprecisa o incompleta, questo al momento è il meglio che sono riuscita a fare.

Margie Hendrix nasce col nome di  Marjorie Hendricks, il 13 Marzo 1935, in una piccola città chiamata Register, vicino a Statesboro (Georgia).
Comincia cantando, suonando il piano e dirigendo il coro della chiesa locale.
A circa 18 anni si trasferisce a nord di Brooklyn, NY.
Il suo primo disco solista è del 1954 su etichetta NY Lamp / Aladdin e contieneva  i pezzi “Every time” / “Good treatment”.

Nel 1956 entra al posto di Beulah Robertson nelle “Coockies”, la prima band che  accompagna Ray Charles nel periodo con Atlantic nei primi anni Sessanta.
Nel 1958 lascia le “Coockies” e forma  le “Raelettes” e in quell’anno ha anche inizio la relazione amorosa con Ray Charles, che va avanti sei anni, fra abuso d’alcol ed eroina e dalla quale, un anno più tardi,  nasce loro figlio, Charles Wayne.
Margie era di piccola statura ma con una grande voce, come voleva la tradizione delle cantanti molte delle sue colleghe che cantavano R & B: Etta James, Big Maybelle, Ruth Brown, Sugar Pie De Santo e Lavern Baker.
E’ sua, la voce di risposta a Ray Charles in canzoni come “Hit the road Jack” e “Right time”.
Il suo secondo 45 giri esce nel 1964, sotto la dicitura di “Margie Hendrix and the Vocals” per la “Tangerine record corporation” di Los Angeles. Etichetta creata da Ray Charles dopo il contratto  con l’ ABC.
Side A:
“Let no one hold you” R&B ruggito, ballabile, emozionante.

Side B:
“A lover blues” un pezzo dolce-amaro con il coro che ripete confortante “it’s all right”,  mentre Margie canta e Ray Charles suona il pianoforte.
Le nuove “Raelettes” con Buon Clayton ne fanno la cover due anni dopo.

Nel 1964 la relazione con Ray Charles finisce dopo una lite furibonda.

Margie firma con la Mercury, con la quale incide sei 45 giri:

Nel 1965
Side A “Baby” inizia con una chitarra blues,  Margie ruggisce e mi fa tremare il cuore, pezzo struggente, sensualissimo.

Side B “Packin’ up ‘”  velocissimo, sincopato, Margie urla e ringhia, il ritmo è quasi tribale. Purtroppo il pezzo sono riuscita a sentirlo solo a metà e non ho trovato niente su youtube.

Mentre i nuovi Raelettes si dirigevano verso suoni più morbidi, Margie stava andando nella direzione opposta.

Il secondo, sempre nel 1965, registrato a Chicago arrangiato da Burgess Gardner e  prodotto da Andre Williams.
Side A ”Now the hurts on you” (al momento non trovata)

Side B “I found the love” cover dei Falcons, sicuramente eseguita egregiamente, ma che con grandissimo disappunto non son riuscita ad ascoltare.

Nel 1967 escono gli altri quattro:
Il primo, Side A “Nothin’ but a Tramp!” pezzo ballabilissimo, chitarra blues , groove tipico di quel soul che a fine 60’s strizzava l’occhio al funky, e lei..grooooaaar!!

Side B “The question”, R&B lento, chitarra blues, cantato con cuore e stomaco.

Il secondo
Side A “Restless” Margie ruggisce, il pezzo suona sinuoso e  selvaggio.

Side B “I’m on the right track” Margie incazzatissima, R&B spacca culi, ruvido, chitarra blues e fiati ad esaltare il tutto, come glutammato.

Il terzo
Side A “one room in paradise” suona decisamente più soul, anche se il carisma selvaggio di Margie non era certo contenibile.

Side B “Don’t Take Your Good Thing” urlata disperatamente, ma su un arrangiamento soul con cori molto soft, probabilmente la Mercury cercava di farle prendere una piega più morbida.
Il mix dolce-amaro lo rende un pezzo da brividi, ma questo è il mio parere, purtroppo le vendite non andavano bene.

In 1968 Margie incide gli ultimi lavori con la Sound Stage.
Registra a Memphis, con Bergen White

Sode A “Don’t destroy me” R&B ruggito con coro che risponde a Margie e pianoforte rassicurante di sottofondo.

Side B “Jim Dandy” versione funky del pezzo di Lavern Baker.

Il secondo 45 con “Somebody’s gonna plow your field” / “I have got your mama’s recipe”. Tracce entrambe messe in commercio in Francia e Germania, ma senza gran successo.

L’ultimo 45 “Do right baby” al tempo non messo in commercio,  ma successivamente inserito nell’ LP “Southern Soul Sisters” del  1987.
Nonostante Margie avesse firmato con una major e  nonostante la relazione sentimentale  e musicale  con Ray Charles, inspiegabilmente, non ha mai avuto successo commerciale. Inspiegabilmente perchè se la sentite cantare anche solo una volta, di sicuro una voce così non la scordate più. Era eccezionale.
Muore di overdose d’eroina nel 1973.

Ray Charles scrisse per lei “Margie” :

My little Margie, I’m always thinking of you, Margie
I’ll tell the world I love you so
Don’t forget your promise to me
I have thought of home and ring and everything.

For Margie, you’ve been my inspiration
Days are never blue
After all is said and done there is really only one
And that’s Margie, Margie it’s you.

After all is said and done there is really only one
And that’s Margie, Margie it’s you, you, you , you.

Discography (solo su vinile)

Everything / Good treatment ~ LAMP 8002 (1954)
Let no one hold you / ListenA lover’s blues ~ TANGERINE 940 (1964) (with the Vocals)
Baby / Packin’ up ~ MERCURY 72420 (1965)
Now the hurt’s on you / I found my love ~ MERCURY 72484 (1965)
The question / I call you lover but you ain’t nothing but a tramp ~ MERCURY 72673 (1967)
Restless / On the right track ~ MERCURY 72701 (1967)
One room paradise / ListenDon’t take your good thing ~ MERCURY 72734 (1967)
Tell the truth / Leave me if you want to ~ MERCURY 1-36653 (unissued)
Don’t destroy me / Jim Dandy ~ SOUND STAGE 7 2624 (1968)
I’ve got your mama’s recipe / Somebody else is gonna plow your field ~ SOUND STAGE 7 2631 / MONUMENT 680025 (1969)
Do right baby ~ SOUND STAGE 7, unissued at the time, but included on Charly UK LP CRB 1155 “Southern Soul Sisters” from 1987

SPARKLE MOORE THE BLONDE ROCKABILLY QUEEN!

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Decisamente meno conosciuta di Wanda Jackson, ma non meno fondamentale per lo sviluppo del rockabilly, l’esplosiva bomba platinata: Sparkle Moore. Proclamata anche lei “regina del rockabilly”  nel settembre 2010, al Rock and Roll Hall of Fame (Iowa), dove le viene riconosciuto lo status di pioniere del r’n’r.

Nata come Barbara Morgan, il 6 novembre 1936 a Omaha, Nebraska.  Il suo nome d’arte, Sparkle Moore, viene da Sparkle Plenty per via della somiglianza con il personaggio del fumetto di Dick Tracy.
Comincia a manifestare il suo interesse per la musica a soli 10 anni, quando viene stregata da una chitarra acustica in acciaio hawaiano acquistata in un banco dei pegni. Cresce con gli jodel e  le melodie di Jimmie Rodgers e le canzoni di Hank Williams. Durante le scuole elementari comincia a suonare il violoncello. Alle superiori contrabbasso e fagotto nell’orchestra della scuola e nella banda.

Nel 1954, con la comparsa di Billy Haley la sua attenzione viene completamente catturata dal  rock and roll. I  musicisti della zona  cominciano a trovarsi regolarmente nel suo scantinato per suonare. La ragazza, appena diciottenne, va completamente fuori di testa per il rock and roll, e scappa di casa per unirsi ad una band di New Orleans.

Nel 1956 Grahame “Crackers” Richards, un Disc Jockey a stazione radio KOWH a Omaha, Nebraska, la scopre e decide di diventare immediatamente il suo manager. In una settimana, Grahame le trova cinque diverse offerte per incidere dalle maggiori etichette del momento.

Firma con la Fraternity Records di Cincinnati ed esce il suo primo 45 giri con “Rock-a-Bop” e “Skull and Crossbones”.


Nel 1957, esce il secondo 45 con “Killer” e “Tiger” . Ogni cantante donna in quel periodo viene  etichettata come “Female Presley”, ma probabilmente lei era quella che lo meritava di più.

Parte in tour, i suoi capelli biondi, le sue giacche sgragianti e la sua chitarra appaiono in negozi di dischi, scuole, discoteche, e ovunque ce ne fosse la possibilità.
Apre un concerto per Tommy Sands, suona con Gene Vincent, Ronnie Sé, il Grand Old Opry, Sammy Davis Jr. e molti altri.
La sua musica viene considerata selvaggia e decisamente sconveniente per una donna del tempo. E per sottolineare questo aspetto solitamente lei si veste da uomo.

L’apice del suo successo va dal ’56 al ’59,  poi viene quasi del tutto dimenticata, ma non smette assolutamente di suonare o di portare il suo contributo alla musica.
Gira con la sua chitarra e la sua Harley tutta la California, inseguendo il mito di Hollywood e del successo immediato. Non arriva ad ottenere il successo di altri artisti, ma non perchè non lo meritasse ed oggi, guardandosi indietro, è inegabile che sia stata una DELLE PRIME DONNE DEL R’N’R MADE IN U.S.A.
I suoi pezzi sono tuttora potenti, selvaggi e  rivoluzionari.
Inoltre prediligendo l’autoproduzione e la  creazione di registrazioni casalinghe, le va anche riconosciuto il suo ruolo di guru D.I.Y della musica.
Ha scritto, arrangiato, cantato, suonato e registrato musica originale, canzone dopo canzone per oltre quattro decenni, progressivamente utilizzando i più moderni sistemi di registrazione disponibili.

“SPARK-A-Billy” il suo ultimo cd, uscito nel 2010 contiene gran parte delle sue registrazioni autoprodotte.

Negli ultimi anni, grazie ad un revival rockabilly in Europa, sono riemerse molte registrazioni d’epoca, fra cui le sue. Ripubblicate su molteplici compilation dalla ACE Records di Londra e da  altre etichette. Altri artisti hanno coverizzato le sue canzoni e  le vengono offerte numerose occasioni per tenere concerti rockabilly sia in Europa che negli Stati Uniti.

Per il suo fondamentale contributo al rockabilly femminile e più tardi rock and roll come lo conosciamo oggi e per l’ispirazione ha fornito a molte di quelle prime donne Rockin ‘, Sparkle Moore non deve assolutamente  essere dimenticata.

Discography
NEW RELEASE
Sparkle Moore (CD) -Sept 1, 2010 – SPARK-A-BILLY

ORIGINAL RELEASES (45’s)
Fraternity F-751 – Nov 17, 1956 – Rock–Bop(1)/Skull And Cross Bones(2)
Fraternity F-766 – May 1957 – Killer(3/Tiger(4)
Unissued Tracks – Flower Of My Heart(5), Killer [alt. vers.](6), Tiger [alt. vers.](7)

COMPILATION REISSUES
Ace CDCHD 1016 (CD) Good Girls Gone Bad (Wild, Weird, And Wanted) (1,2,5,6,7)
Ace CDCHD 316(CD) All American Rock ‘N’ Roll From Fraternity Records (1,3,4,5)
Ace CDCHD 815 (CD) Them Rockabilly Cats (1)
Ace CDCHD 822 (CD) All American Rock ‘N’ Roll: The Fraternity Story, Vol. 2 (2,4)
Crown 56-200 (LP) Rock, Rock, Rock, Vol. 2 (1)
Eagle EA-R 90207 (CD) Cool Off Baby (1)
Folkline 274-162 (CD) Rockabilly Kittens, Vol. 2 (1)
Pompadour DA 002 (10-in LP) Man’s Ruin: Skin-Tone Rock ‘N’ Roll (2)
Rounder 1031 (LP) (Cassette) Wild, Wild Young Women (1,2)
Supersonic LP-FV 1172 (LP) Hot Boppin’ Girls, Vol. 4 (1,2)
Unlimited Prod. ULP 1006 (LP) Let’s Have A Ball (1)
Toro Records, ETCD1013 (CD) Welcome to the Club (Early Female Rockabilly) (13,16)

English infos here!  ——-> http://sparklemoore.net/

La gran Tirana, La regina del Latin Soul, LA LUPE

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LA LUPE ENGLISH BIO
Well known for her high level of camp and her energetic performances, La Lupe was one of the Spanish-language world’s greatest performance. Born in Cuba to a poor family, La Lupe began her life as a schoolteacher in Havana at her father’s request. However music was in her blood, and against his wishes she entered a singing competition on the radio where she won first place. Later she joined the singing group “Trio Los Tropicales” and made many successful club debuts throughout Havana. Her performances, which included Rock ‘N’ Roll songs in Spanish combined with heavy antics made her a smash in the Cuban music scene and she continued to make hit albums. However, after the Cuban Revolution of 1959, La Lupe felt that she could no longer live in a country that did not accept her performances, which were classified as anti-revolutionary. She left Cuba for Mexico in 1962, where she sought acceptance, but was never accepted. Later she moved to New York, where she met fellow Cuban musician Mongo Santamaría. Both teamed up with to make the album make “Mongo Introduces La Lupe” in 1963. That album made her a star and later she joined up with the legendary Tito Puente to make four successful albums. Voted the best singer by the Latin press in 1965 & 1966, La Lupe went on to become one of the top two divas of salsa music (the other was Celia Cruz). It was during these years thats he produced some of her greatest songs, especially those written by Puerto Rican composer C. Curet Alonso, such as “La Gran Tirana” and “Puro Teatro”. In the 1970’s La Lupe saw her career decline somewhat. First she was banned from television from Puerto Rico after she tore her clothes off during an awards ceremony on national television. Next, her record label, Tico Records, was purchased by Fania Records, and company executives decided to focus their energies on the less controversial Celia Cruz. Although she had several hits during that decade, she faded into obscurity. In the 1980’s, La Lupe, who retired from the industry, saw herself destitute. Her husband’s medical bills, her large donations to the African-based religion of “Santeria”, and her personal problems often left her and her family homeless. She became paralyzed following a domestic accident and was healed by an evangelical preacher. After this, she converted to evangelicalism and recorded Christian orientated material in the late 80s. She continued her devotion to evangelism until her death in 1992. La Lupe never saw the surge in her popularity after her death, especially after the legendary Spanish director, Pedro Almodovar chose her song, “Puro Teatro,” to be the closing song of his hit film, “Women on the Verge of a Nervous Breakdown”. Fania re-released her records on their Tico labels during that decade, and many of her records went platinum throughout Spain and Latin America. Considered to be a combination of Bette Midler meets Judy Garland with a dash of Eartha Kitt, La Lupe’s largest fan base is primarily the gay Latin community. Many drag performers imitate her and she is considered to be the Judy Garland of the Spanish-language world due her torrid love affairs, poor financial management, and her bout with bipolar-ism. She is considered one of the greatest musical divas the world has ever known.

Introduzione:

La Lupe intervistata nel 1971 diceva: “Penso che la gente come me, quelli che fanno quello che gli pare, non lo facciano perchè sono liberi.”
Certo, ci sono quelli che dicono che Yi Yi Yi, sia stata l’incarnazione pura di spirito libero, per altri era solo posseduta.
Letteralmente.
Nessuna sorpresa se lo fosse stata davvero, data la sua abitudine di gettarsi contro le pareti di scena durante le sue performance, di strapparsi di dosso i vestiti, di gettare via scarpe e gioielli e graffiarsi, simulare orgasmi e agitarsi come se fosse in trance.
“Io canto con delirio!” diceva.
La Lupe trasformava ogni canzone in un dramma pieno. Alcuni l’hanno criticata per il modo succinto di vestirsi, mentre altri  abbracciarono la sua dirompente sensualià, senza remore.
Le sue performance sul palco e le registrazioni dei suoi dischi riflettono la sua tumultuosa vita personale. Non a caso uno dei suoi brani più famosi si chiama “Teatro Puro”.
La sua voce era capace di coccolarti come la più dolce delle mamme, ma anche di incenerirti come il più terribile degli incendi. La Lupe era un cocktail esplosivo fatto con un po’ di Eartha Kitt, Edith Piaf, Olga Guillot, e Nina Simone. Fatto di boleri e montuno Sones, di canzoni pop, rock and roll, jazz e classici numeri di Broadway.
Né La Lupe né nessun’altro furono mai in grado di contenere la sua inesauribile energia. Nemmeno Fidel Castro ci riuscì.
La sua musica era un gioco straziante tra l’impulso e l’ artigianato, il suo palco poteva essere la strada, un club o una sala per concerti.

La sua musica catturò l’interesse di celebrità internazionali come Marlon Brando, Ernest Hemingway e Picasso.
Sembrava che chi l’avesse vista in televisione, chi l’avesse sentita cantare, chi l’avesse incontrata, mai l’avrebbe potuta dimenticare, eppure, l’ incoronata “Regina del Latin Soul” morì come il più comune del poveri.

Dicevano di lei:
-Un popolare conduttore televisivo la definì come una leggendario personaggio capace di incarnare contemporaneamente: “il sesso, il fuoco, l’anima, e il voodoo”.
-La rivista Look dichiarò: “in confronto a lei, Jane Birkin suona come un cane “.
-Il suo nome venne spesso associato ai termini “drag queen” e “droga”.
-Un giornale cubano la defì “uno strano fenomeno che divide Cuba in due “
-Fidel Castro l’accusava di rubare l’attenzione alla rivoluzione, e la fece cacciare da Cuba.
-“Lei è Janis, Aretha, e Edith Piaf mescolati in uno solo. Potrebbe fare una fortuna nel campo del rock … La Lupe è devastante e sembra che sia devastante anche per se stessa, Jim Morrison dovrebbe prenderne nota“.
-“La Lupe è stata un fenomeno del suo tempo, in un periodo di totale follia, ha assorbito tutta questa follia per poi rigettarla fuori.”

BIOGRAFIA
La Lupe, il cui vero nome era Lupe (anche se alcuni dicono fosse Guadalupe) Victoria Yoli Raymond, nata a San Pedrito, piccolo villaggio vicino a Santiago di Cuba.
Non si sa esattamente in che anno sia nata, se il 23 Dicembre del 1936 o 1939.
La sua città natale era piccola e rurale. Norma Yoli, sorella Lupe, la descrive come “una delle tante ragazze nere a cui nessuno prestava attenzione e che amava la conga e la danza.”
L’ispirazione per il canto le venne dopo aver visto uno spettacolo televisivo con Edith Piaf, era solo una bambina.
I suoi genitori però volevano facesse l’insegnante e la piccola Lupe voleva accontentarli, ma resistere alla sua passione per la musica, era sempre più difficile. Così finì per studiare di giorno e cantare di notte, era ormai adolescente e con la famiglia s’eran trasferiti a Havana.

Fra il ’57 ed il ’60 vince un concorso di canto e conosce Olga Guillot che la incoragia a coltivare il suo stile.
Ben presto la ragazza diventa parte integrante vita notturna di Cuba.
Un trio chiamato Tropicuba, fu il suo trampolino di lancio. Nel gruppo suonava anche il suo primo marito, quando si rese conto di venire tradita, intraprese la carriera solista.
Un club chiamato The Network divenne il  tempio per le sue performance trasgressive, nelle quali si spogliava, picchiava se stessa e i musicisti dell’orchestra, lanciava scarpe e si stracciava i vestiti.
Era inquietante come potesse essere molto femminile e allo stesso tempo molto maschile e aggressiva.

(lady gaga non ha inventato un cazzo di niente..ma questo noi già lo sapevamo!)

Nel 1960, firma il suo primo contratto discografico con la RCA di affiliazione, Dis-Cuba Records.
Con i due primi LP, con “El diablo en el cuerpo” e “Lupe Is Back”, afferma il suo personale stile musicale che userà per tutta la sua carriera. cantando in “Spanglish”, mescolando canzoni pop conosciute come “Fever”(”Yesterday”, “Dominique” dei Singing noun “Twist and Shout” “Unchained Melody and America from West side story) con lo spagnolo.


Nel 1962, La Lupe, sollecitata da Castro, lascia Cuba alla volta prima del Messico, poi di Miami, e infine di New York.
Era famosa a Cuba, ma a NY non era nessuno. Fortunatamente per La Lupe, la sua grande occasione arrivò tramite un compagno di esilio con cui aveva già lavorato, Mongo Santamaria.
Mentre registravano ‘Watermelon Man’ si mise ad urlare delle battute senza microfono.
Il produttore le fece dare un microfono e in men che non si dica, La Lupe non solo entrò a  far parte di una band famosa, ma la sua voce era parte del loro più grande successo.
Nel ’63 esce  “Mongo introduces La Lupe”, l’album non ha molto successo ma foto e  nome di La Lupe finiscono sulla copertina di un LP e le danno l’occasione per fare un tour.


La folle e selvaggia personalità della vocalist diventò presto oggetto di svariate storie e pettegolezzi. Nessuno aveva mai visto nulla del genere prima, le sue performance erano uniche, grottesche, drammatiche.
Nel 1965, la band di Mongo è sempre più orientata sul Jazz, così La Lupe, che cominciava a guadagnare popolarità, lascia la band e comincia a collaborare con Tito Puente Altalene.
Nel 1965 registrano insieme The King swings, the incredible Lupe sings e Tú y yo per la Tico Records

Puente fu sicuramente il mentore della cantante, ma presto il successo di lei cominciò ad oscurare la fama di lui e a Puente questo non piaceva. Così  cominciò a sfruttarla.
Fortunatamente per lei, Morris Levy, proprietario della Tico Records, amava il talento della vocalist cubana e le offrì un contratto da solista.


Fra il 1966 e il1974 registra una dozzina di album, un evento che avrebbe potuto essere battezzato con lo stesso nome del LP di La Lupe che uscì nel ’68 “La Lupe’s Era”.
Homenaje a Rafael Hernández 1966 (with Tito Puente)
 La Lupe y su alma venezolana 1966
A mí me llaman La Lupe 1966
The King and I 1967 (with Tito Puente)
The Queen does her own thing 1967
Two sides of La Lupe 1968
Queen of Latin soul 1968
La Lupe is the Queen 1969
Definitely la Yiyiyi 1969
That genius called the Queen 1970
La Lupe en Madrid 1971
Stop, I’m free again 1972
Pero cómo va ser 1973

Un encuentro con La Lupe – with Curet Alonso 1974
Divenne così, una star, strapagata, conosciuta anche oltre Oceano e acclamata in Spagna. Partecipò a vari festival rock con artisti come Iron Butterfly, Jethro Tull, le Supremes e Ray Charles .
Nel 1973, il conduttore televisivo Dick Cavett invita La lupe nel suo show. La maggior parte dei musicisti americani non aveva mai suonato un tempo latino in 6/8, quindi ci vollero diversi tentativi per farlo bene. Anche se era solo una prova, Lupe cominciò a entrare nella loro area, ed i musicisti stavano morendo di risate, non aveva mai visto niente di simile. Ma sembrava fantastico. Poi venne il momento di registrare lo spettacolo e lei tornò completamente vestita di lustrini dorati.
La gente sapeva che stavo assistendo a qualcosa di diverso di quanto avessi mai visto.
Quando finì la sua versione di “Afro Blue”, il pubblico televisivo nazionale aveva visto più curve voluttuose  di quello che avrebbe potuto vedere, per non parlare della quasi nuda Dick Cavett che ballava con la cantante cubana.

Nel frattempo la televisione tradizionale cubana,  la Fania Records e il suo evento principale, la Fania All Stars, erano all’apice del loro sucesso nel mercato latino con le sonorità salsa. La salsa era musica afro-cubana giovane e moderna, contribui a rivoluzionare la scena musicale latina nella Grande Mela e non solo. Molte delle hit salsa erano scritte da Tite Curet Alonso, che anni prima aveva incoronato La lupe come “La Gran Tirana”, la “regina del Latin Soul”. E che ora incoronava Celia Cruz “Regina della Salsa”.
Negli anni 70, la luminosità di La Lupe inizia a diminuire. Il decennio degli anni ’80 fle diede il colpo di grazia definitivo. Le voci di consumo di stupefacenti, i problemi economici e  un incendio nel suo appartamento,  la ridussero in completa povertà. Smise di praticare la Santeria, e si convertì al Protestantesimo.


Nel 1992, quando morì nel sonno per un attacco di cuore all’età di 56 (o 59) anni, molti si sono riuniti per piangere una delle più grandi star della storia della musica, molti di loro anche se non l’avevano mai vista in Tv o sentita cantare.

E’ stata una combattente tutta la vita, ha lottato per il superamento degli ostacoli razziali, politici e personali.

“Io sono nera e cubana, non ci sono in giro molte persone come me, molti hanno pregiudizi nei confronti della gente grassa..” aveva detto a Rolling Stone 20 anni prima della sua morte.

KOKO TAYLOR, THE BLUES QUEEN!

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Nasce con il nome di Cora Walton nella contea di Shelby, Tennessee, il 28 settembre 1928. Figlia di un mezzadro. Nel 1952 in compagnia del marito, (il camionista Robert “Pops” Taylor) lascia Memphis per Chicago. Alla fine del 1950 inizia a cantare nei blues clubs di Chicago. Willie Dixon la scopre nel 1962, resosi conto dell’enorme talento della Taylor, le procura contatti, ingaggi e il suo primo contratto discografico con Chess Records. La Taylor firma con la storica etichetta blues nel 1965. Per chi non lo sapesse, la Chess Records produceva gente del calibro di Muddy Waters, Howling Wolf,lo stesso Willie Dixon, Little Walter e Etta James (solo per citarne alcuni). Ed è per La Chess che Koko registrò il suo maggiore successo: “Wang Dang Doodle”. La canzone era stata scritta da Dixon e registrata da Howlin’Wolf cinque anni prima. La versione della Taylor riscosse un enorme successo, raggiunse il numero quattro sulle classifiche R & B nel 1966, e vendette la bellezza di un milione di copie. Successivamente la Taylor registrò diverse versioni di “Wang Doodle Dang” nel corso degli anni, compresa una versione dal vivo al Festival Blues Folk americano del 1967 accompagnata dall’armonica di Little Walter e dal chitarrista Hound Dog Taylor. Nel 1968 registrò uno dei duetti più penetranti della storia della musica, “Insane Asylum” con Willie Dixon, autore anche della canzone. Successivamente registrò molto altro materiale, comprendente sia brani originali che cover, ma purtroppo, nessun altro brano ebbe mai il successo di “Wang Dang Doodle”.

DA PIANGERE!

Tuttavia, i tour nazionali a cavallo tra fine ’60 e primi ’70, contribuirono ad accrescere la sua fama e la sua schiera di fan. Nel 1975 firmò con la Alligator Records per la quale incidette nove album, per 8 dei quali le venne data la nomination al Grammy, questa notorietà del tutto meritata la consacra come vera e propria leggenda del blues,(nonostante fosse donna). Vinse venticinque WC Handy Awards (più di qualsiasi altro artista abbia mai vinto). Nel 1981-1982 partecipa alla tournée internazionale “Blues with the Girls” con Zora Young e Big Time Sarah. Nel 1989 un grave incidente d’auto quasi ce la porta via, ma la Taylor oltre a ruggire come un leone, ha anche la pellaccia dura, e si riprende. Nel 1990 fa parte del cast di due film: “Blues Brothers 2000” e “Wild at Heart”. Nel sequel dei “Blues Brothers” canta in una band inventata appositamente per il film, “The Louisiana Gator Boys”, fra i componenti ci troviamo: B.B.King, Gary U.S.Bonds, Bo Diddley, Eric Clapton (e molti altri). Nel 1994 apre a Chicago un club blues chiamato: “Division Street”, purtroppo ora il club non esiste più.

Koko Taylor ha influenzato musicisti come Bonnie Raitt, Shemekia Copeland, Janis Joplin, Shannon Curfman, Susan Tedeschi e molti altri. Negli anni precedenti alla sua morte, aveva una media di oltre 70 concerti all’anno. La potenza della sua voce era direttamente proporzionale alla sua grandissima attitudine e al suo immenso amore per la musica.

La sua ultima apparizione live è stata al Blues Music Awards, il 7 maggio 2009.

Koko Taylor muore il 3 giugno 2009 a causa di un’emoragia gastrointestinale dovuta alle complicazioni causate da un intervento chirurgico avvenuto il 19 maggio dello stesso anno.

WANDA JACKSON (THE BRUNETTE ROCKABILLY QUEEN)

wanda

Wanda Lavonne Jackson, cantante, cantautrice pianista e chitarrista americana, nasce a Maud, Oklahoma , il 20 Ottobre del 1937. E’ conosciuta come la prima cantante (bianca, le cantanti nere lo facevano già ma al tempo, vedi “HOUNDDOG” di Big Mama Thorthon, ma i bianchi che ascoltavano la musica nera non erano esattamente benvisti !) ad essersi dedicata al rock’n’roll, per questo motivo fu ribattezzata la regina (o first lady) del rockabilly. Il suo sound era caratterizzato da influenze country unite ad un rock’n’roll grintoso e graffiante.

Comincia a suonare la chitarra da bambina, grazie al padre musicista, che gliene regala una e che la “svezza musicalmente” portandola a vedere numerosi concerti (Spade Cooley, Tex Williams e Bob Wills).
Molto giovane, ancora studentessa, vince un concorso che le darà spazio in una radio locale.
Nel 54 Hank Thompson la sente cantare alla radio e la invita ad entrare a far parte della sua band “the Brazos Valley Boys”.
Registrò qualche pezzo con la loro etichetta, la Capitol Records.
Fra cui “You Can’t Have My Love” (1954), un duetto con Billy Gray, (leader e cantante della band). La canzone si piazzò al n°8 della chart country.
Visto il successo del singolo, la ragazza prense coraggio e chiese al produttore della Capitol di firmare con la sua etichetta, ma questo si rifiutò dicendole che le ragazze non facevano vendere dischi!
Quindi Wanda lasciò la band e firmò per la Decca Records.

Dopo il diploma, cominciò un tour col padre in veste di accompagnatore e manager. Sua madre le disegnava i vestiti di scena, vestiti con le frange, tacchi alti e vistosi orecchini, questo look ricercato e la sua bella presenza la resero ” la prima donna glamor della country music.”
Nella seconda metà dei ’50’s Wanda conosce Elvis che le farà notare quanto la sua voce si presti a cantare rockabilly piuttosto che country.

Nel 56 la Capitol ci ripensa e la scrittura, facendole registrare diversi singoli come:  “I Gotta Know” del 1956 che si piazza anche abbastanza bene in classifica.

Di là a breve, la Jackson convinse il produttore a farle registrare qualcosa più sullo stile di  Gene Vincent and The Blue Caps.
Così, la Capitol ingaggiò il pianista rock and roll Merill Moore e l’allora ancora sconosciuto, Buck Owens alla chitarra. La voce unica della Jackson unita ad un incalzante ritmo in levare contribuirono fortemente a influenzare il r’n’r di quegli anni.

Nei tardi 50 la Jackson registrò numerose canzoni rockabilly : “Hot Dog! That Made Him Mad,” “Mean, Mean Man,” “Fujiyama Mama” ( hit N° 1 in Giappone) e “Honey Bop”. Fra il 59 e il 60 la cantante partì per un tour in Giappone fra il 59 e il 60. Tuttavia In America era ancora conosciuta solo a livello locale.

Nel 1960 grazie al successo di “Let’s Have a Party”,(canzone registrata un anno prima da Elvis), questo permise a lei e alla sua band, The Party Timers, di diventare band headliner. In questi anni era accompagnata dal pianista Big Al Downing e da chitarrista Roy Clark.
I singoli che registrarono successivamente arrivarono nella top 40 pop success. “Right or Wrong”, al N° 9 e “In The Middle of a Heartache”, al N° 6.
Questo inaspettato successo fece si che la Capitol producesse numerosi dischi con il materiale che la Jackson aveva composto durante gli anni 50:
“Rockin’ with Wanda” and “There’s a Party Goin’ On”, che includevano “Tongue Tied” e “Riot in the Cell Block”#9.
I suoi album del 1961 e del 1962: “Right or Wrong” e “Wonderful Wanda” la portarono nella top ten della chart country.
Nel 1963 The Party Timers,registrarono “Two Sides of Wanda”che spaziava fra country e rockabilly e includeva la cover di “Whole Lotta Shakin’ Goin’ On” di Jerry Lee Lewis. Grazie quest’album Wanda Jackson ebbe la sua prima nomination come “miglior cantante femminile country”

Dal 65 in poi il suo sound prende connotati definitivamente country.

Nei primi del 1965, la Jackson viene invitata dal partner tedesco della Capitol a registrare in tedesco.
“Santo Domingo (b / w Morgen, ja Morgen)”, registrato negli studi Electrola a Colonia, raggiunse la posizione n ° 5 delle classifiche ufficiali tedesche e il numero 1 nella classifica di “Bravo”,la rivista più influente per i teenager tedeschi. Nei primi mesi dopo il successo di “Santo Domingo”, la Jackson registrò anche altre delle sue canzoni in tedesco, olandese e giapponese. Il successo di “Santo Domingo” richiese la registrazione di altri otto singoli in lingua tedesca nei tre anni successivi. I singoli in tedesco sono anche stati registrati sul album “Made in Germany”. L’ultimo singolo tedesco è stato registrato nel 1970.

Nel ’66 “Tears Will Be the Chaser for Your Wine” e “The Box it Came In” arrivano nella top 20 della chart country U.S.A.

Nel 1967, registrà due album e una serie di singoli durante gli anni successivi. I testi troppo espliciti e violenti delle sue canzoni, la dipingono come una donna pericolosa. Nel 1969 “My Big Iron Skillet”, hit della Top 20 hit, minacciava di morte (grazie ad una graaaaande padella di ferro) il coniuge per averla tradita. La Jackson era una delle attrazioni principali di Las Vegas, aveva anche uno show televisivo tutto suo “Music Village” (1967-68).

Nel 1970 e nel 1971, le sue due ultime hit da top 20: “A Woman Lives For Love” (la sua seconda nomination ai Grammy) e “Fancy Satin Pillows”.

Negli anni 70 si avvicina alla fede e comincia a cantare gospel.

Dagli 80 in poi, con il revival del rockabilly, si torna a parlare di lei e la Jackson comincia a venire invitata soprattutto in Europa per apparizioni, performance e interviste.

Ovviamente questa la conoscete

…anche fatta da uno strano essere con faccia putrefatta e orecchie a punta… 😛 Sparky dei Demented are Go!

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