JEFFREY LEE PIERCE & The GUN CLUB

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Ci sono varie tipologie di esseri umani e fra queste numerose sfaccettature ci sono gli assetati, li chiamerò così. Riferendomi a Rimbaud:
“È la mia sete così folle, intima idra senza fauci che insidia e affligge.”
Quello che ti avvicina all’illuminazione, che ti eleva al di sopra delle masse, spesso ti distrugge, ti rende un emarginato, un vizioso.Ti fa bruciare in fretta e morire giovane.

Jeffrey Lee Pierce nasce ia Montebello (LA) 1958, da madre d’origini messicane che lui rivendicherà sempre con molto orgoglio. Il giovane Jeff crescerà quindi a Los Angeles, una delle poche città americane a seguire la scena punk inglese e New Yorkese. Appassionato di letteratura e musica, colleziona libri e dischi in grandissima quantità, spende la sua adolescenza procacciandosi tali tesori. Di cui ha fame, e più ne divora, più ne vuole di nuovi.
Conciliando le sue due grandi passioni comincia a scrivere di musica per svariate fanzine e perde completamente la testa per Blondie e grazie alla sua imperturbabile tenacia riesce a farsi elegere presidente del suo fan club.
Doveva avere un debole per le bionde da ragazzino, probabilmente parte del suo look bizzarro era un tributo a Marilyn Monroe oltre che a Blondie. Certo su di lui capelli biondi (gelosamente conservava un biglietto di Debbie con istruzioni e consigli per la decolorazione) e rossetto donavano meno, ma non era questo il punto. Non gli interessava essere carino, anzi, piuttosto si divertiva a provocare, anche creando disagio. Una sorta di shock surrealista.
Nel 1979 al ritorno dalla Giamaica il giovane Pierce si mette alla ricerca di un corrispettivo musicale che fonda assieme il fascino arcaico degli sciamanie della cultura gitana e si imbatte nei nastri del delta blues, impara a strimpellarvi su la chitarra e finisce fra le fila di una band di rockabilly, i Cyclones di Pleasant Gehman.
L’incontro con Brian Tristan, meglio conosciuto come Kid Congo Powers, sposterà le sue mire dalle sei corde al microfono e contribuirà a ribattezzare la formazione, orfana del vocalist originale, Creeping Rituals.
Ne Pierce ne ancor meno Kid Congo avevano idea di come suonare o cantare, avevano solo una gran voglia di farlo.
Se lo senti fallo. Credo che se esistessero dei comandamenti del punkrock questo sarebbe uno dei principali.
Pierce suggerisce al compagno di accordare la chiatarra in re aperto e di suonare con lo slide, come facevano i bluesman.
Il nome Creeping Rituals ha detta di Keith Morris, cantante dei Circle Jerks e, all’epoca, coinquilino di Pierce,  sa troppo di “gotico-decadente”.
Fu Keith a suggerire il nome di Gun Club.
Ma la vera svolta fu l’entrata della una nuova sezione ritmica dei Bags: Rob Ritter al basso e Terry Graham alla batteria,(dei Bags faceva parte anche Patricia Morrison che sostituirà Ritter al basso nel’84.) Rob e Terry sapevano davvero suonare e questo cambiò molto le cose.

Prima di registrare il primo album, nella mia opinione, uno dei migliori dischi mai registrati, “Fire of Love”, Kid Congo Power viene assoldato dai Cramps.
Ironia della sorte, gli subentra Ward Dotson che smaniava per suonare con i Cramps, ma che Ivy e soci avevano scartato.
Fire Of Love viene registrato in soli due giorni, correva l’anno 1981 (ed io nascevo, puta caso 😛 ). L’album contiene due cover di pezzi blues:
“Preaching  Blues” di Robert Johnson e “Cool Drink of Water” di Tommy Johnson. Il resto dei pezzi sono interamente scritti da Pierce, apparte “for love of Ivy” scritta con la collaborazione di Kid Congo Power, (“You look like an Elvis from hell”, dedicata per l’appunto a Poison Ivy dei Cramps.)
A pubblicarlo fu la Slash Records, l’etichetta omonima di una fanzine locale sulla quale Pierce aveva tenuto un paio di rubriche (tema “il rock delle origini”).
Originariamente pubblicato dalla LA-based Ruby. L’album attirò anche l’interesse del pubblico europeo e fu pubblicato  in Inghilterra dalla Beggars Banquet, e in Francia dalla New Rose.

Questo disco ha avuto una grande influenza soprattutto sullo sviluppo del garage rock e dello psychobilly americano,  uscendo fuori da etichette preconfezionate e venendo appellato nei modi più disparati, il più azzeccato probabilmente come “voodoo rock”. Paludoso, improvvisato, mistico, infuocato, un disco alla Lomax nell’epoca elettrica.
Non ingiustamente, considerato dalla critica una delle pietre miliari del punk rock degli anni ’80.

Pierce firma per la  Animal Records, un’etichetta istituito da Chris Stein, chitarrista dei Blondie .
Stein non era un fan dei chitarroni, lo fa presente a Pierce, che gli da il nullaosta. Ed esce “Miami”, nel’82, il secondo album di Gun Club, molto molto diverso d “Fire of love” che aveva il ruggito, la freschezza e l’improvvisazione di un album in presa diretta. “Miami” è un album più sofisticato, calcolato, mediato e ciò comporta anche molte critiche dal pubblico che lo definisce “piatto e freddo”. Nonostante le critiche quest’ulteriore svolta permette alla band di evolvere il suo sound e di prendere connotati più riflessivi con pezzi come: “Carry home”, “ Mother earth”,“Brother and sister”e “Watermellon man”.
“A devil in a woods”,”John Hardy”,“Like Calling up Thunder”,“Texas Serenade” ricordano invece più il primo album, ma comunque il basso in primo piano è la chitarra così lontana, l’uso di steel guitar molto dolci, rendono il sound del secondo album completamente diverso dal primo.
“Miami” è un album anni 80, riconoscibilmente anni 80, “FIRE OF LOVE” è un album senza tempo, ha un’atmofera unica, inclassificabile ed è questo che l’ha reso così prezioso e seminale.
“Miami” contiene tre cover: una dei Creedence Clearwater Revival “Run Through the Jungle”, “Fire of love” di Jody Reynolds e la sopracitata “John Hardy” canzone folk popolare cantata anche da Lead Belly e Bob Dylan.

Anche la foto in copertina simboleggia abbastanza lo stato di salute della band: nella foto di gruppo manca Rob Ritter, licenziatosi a registrazioni appena concluse (Ritter diventerà Rob Grave e entrerà nei 45 Grave, morirà d’overdose nel ’91) . E gli altri due componeti presto lo seguiranno: il batterista Graham (di lato a Pierce) e il chitarrista Ward Dotson (dietro Pierce).
E profeticamente Pierce restò da solo.
Jeffrey e quelli della Animal records non potevano restarsene con le mani in mano. reclutano così una line-up provvisoria : Jim Duckworth al basso, Dee Pop dei Bush Tetras alla batteria, lo stesso Jeffrey Lee alla chitarra.
Nel ’83  da materiale inutilizzato nasce l’ep “Death Party”, intriso dal binomio “eros e thanatos”, argomento caro a Jeffrey Lee. Assieme alla dissonante title track, scritta con alcuni membri dei Flipper, il mini comprende altri quattro pezzi: la splendida ballata “The House On Highland Ave”, che mostra la notevole maturazione di Jeffrey in qualità di songwriter. “The Light Of The World” e “The Lie” più oscuri,lugubri e tombali. A chiudere, una veloce scheggia punk guidata dai tamburi, “Come Back Jim”. Probabilmente dedicata a Jim Morrison.

Anche accompagnata al genio, però, l’abuso di droghe e alcol che fra l’altro, Pierce poco reggeva, non facilita la stabilità all’interno del gruppo,  Alla vigilia della tournée australiana, Pop e Duckworth si rifiuteranno di prendere l’aereo per Melbourne e lasceranno Jeffrey Lee ancora una volta da solo.
Ma la critica dell’epoca sentenzia che “i Gun Club sono Jeffrey Lee Pierce” e lui che lo sa bene s’imbarca su quel volo ugualmente, portando con sé la bassista Patricia Morrison. Riservandosi di trovare le altre comparse sul posto. Il destino gli dà ragione e tiene in serbo per lui una gradita sorpresa: ad aspettarlo in terra oceanica c’è Kid Congo Powers, libero dai suoi impegni con i Cramps e disposto a riprendere l’avventura con la sua prima band. Dalle sue testuali parole: “in Australia ci aspettava un sacco di gente. Era il popolo dei Birthday Party e la nostra fama di garage band più bevuta e drogata d’America doveva averci preceduto”.
Non smentendo affatto le voci a riguardo, il tour australiano riescì a ridare al gruppo la spinta che gli ci voleva e, al ritorno in America, Pierce decise “per qualche strana ragione” di riarruolare il primo batterista Terry Graham.
Nonostante la formazione sia tornata per tre quarti quella dell’esordio, i risultati saranno del tutto inediti: “The Las Vegas Story” (1984) segue il filo di MIAMI.
“Eravamo nella nostra fase free jazz, stavamo esplorando nuovi territori e volevamo un disco che ci soddisfacesse. Sapevamo che quel combo aveva del potenziale ma anche che avrebbe potuto creare un sound completamente differente rispetto a prima. Eravamo molto, molto presi dalla discomusic. Molto presi anche dalla musica pop, Prince era la nostra maggiore influenza al tempo. Lui e le droghe”.
Registrato negli Ocean Way Studios di Los Angeles, proprio accanto alla sala dove Ry Cooder stava registrando la colonna sonora per il nuovo film di Wim Wenders, “Paris, Texas”. I membri della band prenderanno “a prestito” molti dei suoi apparecchi vintage e di quegli “strani macchinari rumorosi” per estendere ulteriormente la propria tavolozza sonora. La produzione di Jeff Erych – chiamato per dare all’album un tocco “sognante” – consente loro di togliersi altri sfizi, come far suonare il pianoforte di “My Man’s Gone Now” al pianista di Julio Iglesias…”fu una esperienza da studio strana e divertente, anche se decisamente poco ‘punk’. Un sacco di persone ci volevano ‘earthly punk’, ma più loro ce lo chiedevano e più noi desideravamo allontanarcene”.
“Las Vegas Story” ha ritmi meno serrati, più distesi il cantato di Jeff prende i toni di una confessione, perdendo pian piano quelli della rabbia giovanile. I pezzi acquistano più respiro come “Gives Up The Sun”, o la commovente ballata “My Dreams”, la linea di basso che ti entra nelle budella e la voce di Pierce che ti trapassa il cuore.
Congo Powers, ormai rumorista provetto, crea atmosfere nervose in “Moonlight Motel” e “The Stranger In Your Town”. Il mid-tempo di “Walking With The Beast” può essere considerato un brano-manifesto dal punto di vista sia stilistico che biografico, dove Jeff prende pubblicamente coscienza del proprio “demone” come di un fedele compagno di viaggio.

Riprendono i live show, il management della Animal Records prenota date soprattutto oltre i confini statunitensi. Palco dopo palco la band si allontana dalla brutta aria che tira nei circuiti live americani dove da un pò spira un vento alquanto nazionalista. Nell’era reaganiana i Gun Club suonarono soprattutto in Europa, senza riuscire però a lasciarsi alle spalle i problemi più pratici: per ben due volte il loro tour bus viene svuotato e a Parigi, dopo il secondo furto, Terry Graham decide di filarsela durante la notte. Risvegliatasi orfana del batterista e senza strumentazione. la band, si trova davvero ad annaspare nella merda. Jeffrey Lee saggiamente propone un lungo periodo di pausa.

Malgrado le promesse fatte a se stesso, la pausa non riuscì a tenerlo alla larga dalla musica.
In questo lasso di tempo Pierce registra  come solista  e pubblica un disco “Wildweed” ed un Ep “Flamingo”.  I lavori anche se non paragonabili a quelli passati testimoniano la sua continua voglia di sperimentare.

Nell’86 si riformano i Gun club, con il fedelissimo Kid Congo(che vedremo anche impegnato con i Bad Seeds di Nick Cave, con cui pubblicò ”Tender Prey“nell’88 e“The Good Son” nel 1990.), la bassista, nonchè moglie di Pierce Romi Mori ed il batterista Nick Sanderson. Poco dopo esce “Mother Juno” prodotto da Robin Guthrie dei Cocteau Twins.
Mother Juno, è forse il più rappresentativo tra i loro dischi dell’età “matura”. Non c’è più traccia delle influenze pop, i Gun Club ripartono da ciò che meglio sanno fare, l’alternanza fra brani veloci e atmosfere più tradizionali in un mitigato ritorno alle origini che il cantante paragonerà alle ” onde nell’Oceano”.
La tripletta di partenza, “Bill Baley”-“Thunderhead”-“Lupita Scream”, è in stile Fire Of Love. Il pezzo d’apertura è dedicato a Nick Cave sotto le mentite spoglie di uno stand-up comedian dalla vita sregolata.
“Breaking Hands”, “Yellow Eyes” e “Port of souls” invece rallentano il ritmo e hanno influenze più waveggianti, soprattutto la prima, probabilmente complice anche lo zampino di Guthrie.
Viscerale “Hearts”, “My cousin Kim” completamente in stile fire of love
Il lirismo di Jeffrey Lee completa qui il suo cammino verso la disillusione già intrapreso in alcuni episodi dei lavori passati, diventando da ribelle a pazzo e da pazzo a perdente.
Viene registrato negli Hansa Studios di Berlino, in quella tempo prima era stata una sala da ballo dei militari nazisti e che, in tempi più recenti aveva ospitato anche David Bowie.

Mother Juno inaugura dunque la consacrazione dei Gun Club  come band ormai europea di adozione, ancora in fuga da quella “Bad America”. Jeffrey scappava da Los Angeles, dai suoi fantasmi, dall’alcool e dalla droga.
“Siamo a casa nostra e ci accolgono in non più di cinquanta, ormai veniamo recepiti come una band in trasferta dall’Europa. Nella nostra band abbiamo persone dal Giappone e dall’Inghilterra: abbiamo imparato a guardare alle cose attraverso occhi europei, così siamo diventati un po’ più europei anche noi”, citando le parole di Kid Congo.

Pastoral Hide And Seek  ruba il titolo a un film surrealista giapponese e manifesta tutto il fascino che esercitava il Giappone su Jeffrey, appassionato viaggiatore e appassionato di miti e culture primordiali ed esotiche.
Registrato nella campagna belga, uscirà nel ’90, accreditando Pierce anche come produttore.
“Jeffrey si stava impegnando con la chitarra, viveva assieme a Romi, erano amanti e compagni di gruppo assieme. Così vivevano nel loro mondo. E tutte le questioni diventavano questioni di coppia”.
La ballata di “Emily’s Changed” registra nuovi equilibri tra la musica e l’attitudine “letteraria” dei testi, “St. John’s Divine” è il mid-tempo che più degli altri sintetizza le caratteristiche musicali del nuovo corso un mix di proto-punk alla Television e di rock traditional alla Thin Lizzy, Led Zeppelin e Doors.
L’album esce per l’americana Triple X, Ramblin’. Autoritratto blues di Pierce con chiari riferimenti ai suoi autori più amati di sempre, come Howlin’ Wolf a Skip James. Il blues rappresenta ancora l’unica medicina per Jeffrey Lee e parecchi dei lavori nella sua ultima fase risultano onerati da questa “medicina”.
“Divinity”  esce nel1991. Fra i pezzi di maggior intensità l’orecchiabilissima “Sorrow Knows”,  l’hard-rock apocalittico di “Black Hole”. Sarà questa l’ultima pubblicazione a portare la firma di Kid Congo Powers.
“Amavo Jeffrey, credevo che fosse qualcosa di meraviglioso e che questa band fosse meravigliosa, ma davvero c’era qualche cosa di seriamente sbagliato, qualcosa di oscuro e sbagliato. Solitamente non ci avremmo nemmeno fatto caso, ma stavolta non c’era proprio niente di buono. E non stava nemmeno motivando la nostra creatività, la stava buttando giù”.
Questo il commiato definitivo di un membro storico del Club, tuttavia i due fondatori restano in buoni e frequenti rapporti.
Per Pierce l’esigenza di riprendere tra le mani la propria musica e di farne un diario personale diventa sempre più importante, la cosa si fa sempre più evidente nei testi e finirà per sfociare naturalmente in un altro capitolo solista con “Ramblin’ Jeffrey Lee & Cypress Grove with Willie Love”, nel 92( esce per svariate etichette:  New Rose Records, Solid Records, Triple X Records e What’s So Funny About.
Wille Love (aka Tony Melik) sostituirà Kid Congo, nell’ultima fase dei gun club.
L’accresciuta abilità tecnica di Pierce come chitarrista e l’innesto di Van Pipper all’organo rendono “Lucky Jim” il disco più “classico” e probabilmente più maturo dei Gun Club.
“A House Is Not A Home” narra la storia di musicisti senza più radici (suona vagamente familiare no?!)  “Idiot Waltz” e “Anger Blues” rappresentano bene il nuovo stile della band.
Quest’album, così autobiografico riconduce agli album solisti di Pierce. oltre ad essere un chiaro omaggio alle sue diverse ispirazioni musicali. ci trovaimo ovviamente del blues classico, del jazz, reminiscenze hendrixiane in “Ride” e del soul nella ballad  “Cry To Me”.
Impossibile ignorare la title track, visto anche come di lì a poco andarono le cose. “We need you, oh Lucky Jim/ where have you gone, oh Lucky Jim/ we miss you here, oh Lucky Jim”.

Il fantasma di Morrison riprende ad aleggiare sulla testa del suo successore.
E mentre il profetico Jeffrey era impegnato a esercitarsi alla. Romi Mori e Nick Sanderson intessono una relazione amorosa alle sue spalle e decidono di abbandonare il gruppo.
E questo decreta la sua inesorabilmente la sua fine.
Tutti gli sforzi per ripulire la propria esistenza crollano in pochi giorni sotto il peso dei vecchi demoni dell’alcool e della droga. Gli ultimi resoconti e gli avvistamenti in pubblico lo dipingono così gonfio da sembrare una rana, perso, sempre ubriaco e fattissimo, evidentemente arrivato al capolinea.
I vecchi amici lo ospitano sporadicamente in qualche show (nel ‘94 appare in un paio delle date europee dei Bad Seeds per interpretare “Wanted Man”).
Torna a Los Angeles. Ritrova Kid Congo e con lui condivide il suo canto del cigno al Viper Room di Johnny Deep.  In memoria dei vecchi tempi dei Gun Club suonano brani da Fire Of Love e Miami, che procurano ai due diverse offerte per un revival tour. La proposta cade nel vuoto Pierce si rifugia a casa della madre per dedicarsi alla stesura della sua autobiografia.

“Go tell the Mountain” è l’ennesima seduta di autoanalisi, questa volta su carta, ma senza più la funzione terapeutica ma di mero sfogo. La collezione di tutte le sue frustrazioni sfocia in un j’accuse nei confronti di tutti (o quasi) i vecchi compagni d’avventura, colpevoli di aver abbandonato la sua causa.
La fredda cronaca degli ultimi attimi di Jeffrey Lee Pierce è affidata anch’essa a un amico, che in quanto a conoscenti martiri non scherza di certo: Mark Lanegan, voce degli Screaming Trees. “Mi lasciò un paio di messaggi sulla segreteria: sembrava completamente fuori di testa ma non come quando chiamava da ubriaco. Era strano, come se fosse diventato pazzo; finalmente qualcuno richiamò, mi disse che Jeffrey era tornato, che aveva bevuto mentre era stato fuori, che il fegato gli aveva messo del veleno in circolo e ora stava passando attraverso la demenza. L’ospedale l’aveva dimesso dicendo che non c’era nulla da fare per lui, che il suo fegato era andato e lui stava morendo. Dopodiché ricevetti una sua chiamata: si trovava in Utah e sembrava normale. Gli dissi ‘che diavolo, amico, tutti dicono che stai morendo’. E lui rispose ‘oh, dicono sempre così!’. Una settimana più tardi cadde in coma e morì”.

Rest in peace Jeffrey Lee.

SCREAMING LORD SUTCH!

SLS & Raving Savages 63

David Edward Sutch (10 November 1940 – 16 June 1999) folgorato da Screamin ‘Jay Hawkins, cambiò il suo nome in Screaming Lord Sutch e intraprese la sua carriera musicale nei primi anni sessanta in Inghilterra. Lo accompagna la sua band: “ the Savages”.
Fu uno dei primi “capelloni” del rock & roll, e lavorò sempre con musicisti capacissimi, (anche se il superlativo, in questo caso, sembra comunque riduttivo se accostato a nomi del calibro di: Jimmy Page, Jeff Beck, Ritchie Blackmore, Nicky Hopkins, e Mitch Mitchell ).
I suoi singoli erano per lo più cover di pezzi R&B o brani composti per Halloween (vedi topic “schifezze horrorifiche”). I suoi live erano selvatici, ironici, coinvolgenti e molto, molto coreografici. Lord Sutch era solito uscire da bare, truccato da morto, vestito da jack the ripper, spaventando le fanciulle in prima fila e condendo le sue performance con gag grottesche.

cover dei gravediggers V

 http://youtu.be/bXv8jRn4VuA


Più che concerti i suoi live, erano happening. Più che un cantante, Screaming Lord Sutch era un “entertainer”, un vero e proprio animale da palco, capace di creare situazioni e coinvolgere il pubblico. Spianò la strada per la british invasion, anche non essendone parte in quanto non ebbe mai una hit né in America né in Inghilterra. Anche perchè dopo aver visto un suo show, i Beatles in concerto parevano una boy band . I suoi primi 5 singoli vantano la collaborazione del leggendario Joe Meek (produttore, songwriter e pioniere del rock’n’roll), che impreziosì il lavoro di Sutch con strumenti trattati, compressione dei suoni, e effetti strani (e per intederci, “Jhonny remember me”, l’ha prodotta e arrangiata Meek).
Screaming Lord Sutch fu e resta il padrino del garage punk. Non sapeva cantare nel senso canonico del termine, non sapeva suonare, ma era il portavoce di una generazione, un reverendo del rock’n’roll. Nel ’64 fondò la radio pirata “Sutch”.
Fu un importante personaggio pubblico in Gran Bretagna, negli anni 60 oltre che la sua carriera musicale intraprese anche la sua carriera politica, con il partito “National Teenage Party”, di cui fu rappresentante. Nell’83 il suo partito prese il nome di “Official Monster Raving Loony Party”e venne ufficialmente registrato come partito politico in Inghilterra. Sutch ne farà parte fino al ’99.
Nel ’91 viene pubblicata la sua autobiografia. “Life as Sutch: The Official Autobiography of a Raving Loony (scritta con Peter Chippindale) .
Il 16 Giugno del 99, in seguito a mesi di profonda depressione, viene trovato impiccato, nella sua casa a Londra.
Nel 2005 Graham Sharpe, che conosceva Sutch dagli anni 60 scrive la prima biografia “The Man Who Was Screaming Lord Sutch.”
Discografia:
Singoli (UK)
Screaming Lord Sutch & the Savages
“Till the Following Night” / “Good Golly Miss Molly” – HMV POP 953 (November 1961)
“Jack the Ripper” / “Don’t You Just Know It” – Decca F11598 (March 1963)
“I’m a Hog for You” / “Monster in Black Tights” – Decca F11747 (September 1963)
“She’s Fallen Love with a Monster Man” / “Bye Bye Baby” – Oriole CB 1944 (July 1964)
“Dracula’s Daughter” / “Come Back Baby” – Oriole CB 1962 (October 1964)
“Honey Hush” / “The Train Kept a-Rollin'” – CBS 201767 (June 1965)
“Black and Hairy” / “The Cheat” – CBS 202080 (May 1966)
“Midnight Man” / “Thumpin’ Drum” / “Scream and Run” – RAUCOUS CD 070 (2000)
Lord Sutch & Heavy Friends (1970)
‘Cause I Love You / Thumping Beat – Atlantic 584 321 (February 1970) then Atlantic 2091 006 (April 1970)
Election Fever / Rock the Election – Atlantic 2091/017 (June 1970)
Screaming Lord Sutch (1972–1984)
“Gotta Keep a-Rockin'” / “Flashing Lights” / “Hands of Jack the Ripper” – Atlantic K 10221 (1972)
“Monster Ball / “Rang-Tang-a-Lang” – SRT SRTS 76361 (1976)
“I Drink to Your Health Marie Pt.1 / Pt.2” – SRT SRTS 76375 (1976)
“Jack the Ripper” / “Dance and Jive” – CHARLY CS 1016 (1976)
“Jack the Ripper” / “I’m a Hog for You” – Decca F 13697 (1977)
“All Black and Hairy” / “Monster” – Monster Records 1 (1983)
“Number 10 or Bust / “Loony Rock” / “‘Til the Following Night” – EMI Records CD 208 (1991)
“I’m Still Raving / “Radio Edit Version” / “Mix Version” – BAREFACE 1 (1994)
<b>Albums</b>
Lord Sutch and His Heavy Friends – Atlantic 2400 (1970)
Lord Sutch & Heavy Friends: Hands of Jack the Ripper – Atlantic K 40313 (1972)
Alive and Well – Babylon B 80010 (Germany) (1980)
Rock and Horror – Ace Cha 65/CDCHM 65 (1982)

Compilations e live
Screaming Lord Sutch Story – Skull N’ Bones 7777 (1991)
Story/Screaming Lord Sutch & The Savages (Compilation, 1991)
Live Manifesto (Live, 1992)
Murder in the Graveyard (Live, 1992)
Raving Loony Party Favourites (Compilation, 1996)
Monster Rock (Compilation, 2000)
Midnight Man (EP, 2000)
Munster Rock (Compilation, 2001)
The London Rock & Roll Show DVD ASIN: B00007LZ56

LA STORIA DI RADIO SUTCH

“In seguito al lancio di Radio Caroline, Screaming Lord Sutch ha annunciato la sua intenzione di iniziare la sua propria stazione radio pirata. Il 27 maggio Radio Sutch ha iniziato a trasmettere il 194 metro – 1542 kHz dalla torre sud di Shivering Sands. Bassa potenza, e basso costo dell’operazione. Il trasmettitore, originariamente tratto da un bombardiere Handley Page Halifax, è stato alimentato con una cascata di batterie per auto, e un palo ponteggio con bandiera pirata come antenna.
Sutch si stufò presto della situazione, vendette la stazione il suo manager Reginald Calvert per £ 5000.
Calvert acquistò nuove attrezzature e ampliò la stazione in altre torri. Una delle sette torri originali fu distrutta dalla collisione con una nave, lasciando la torre settentrionale isolata. Le altre cinque torri furono collegate da passerelle in una forma di stella irregolare. Gli studi vennero costruiti di nuovo, venne installato un trasmettitore più potente, e la stazione sperimentò nuove configurazioni delle antenne e frequenze (1034 e, infine, 1003 kHz). Inizialmente i fili dell’antenna erano appesi intorno alla periferia delle torri. Più tardi fu eretta la torre centrale, ribattezzata “la vostra torre del potere”, sostenuta da tiranti collegati alle torri circostanti . Nonostante la bassa frequenza l’efficienza dell’antenna combinata con il fatto che era situata sopra l’acqua, (un riflettore efficiente delle onde radio), le diede una copertura equivalente ad una molto più potente stazione terrestre.
La polizia portuale di Londra cominciò a lamentarsi del fatto che le frequenze dei pirati disturbavano le comunicazioni di un’altra stazione radio e li fece chiudere .
Calvert cercò disperatamente un accordo per non far morire radio Caroline, ma invano. Nel ’66 un ex socio di Calvert, tale Smedley (un maggiore in pensione), rivendicando la proprietà del trasmettitore , mandò degli uomini a Radio Caroline e lo fece sequestrare. Calvert andò a casa dell’ex socio per cercare di risolvere la questione, ma finì ucciso nella colluttazione.
Calvert viene assassinato con un colpo di pistola, ma Smedley, l’assassino, viene misteriosamente assolto per leggittima difesa…la storia puzza davvero tanto. Anche perchè subito dopo l’omicidio il governo emette un’ordinanza che fa chiudere tutte le radio pirata.

THE CRAMPS

THE CRAMPS

LA STORIA

Nella primavera del 1976, I Cramps cominciano a marcire in un appartamento di New York. In assenza d’ aria fresca o luce naturale, il gruppo da vita al primo ceppo mutante del rock’n’roll, aiutato solo dai malaticci raggi blu della tv a tarda notte. Mentre i ritmi martello pneumatico del punk si moltiplicavano a New York, i Cramps entrano nei profondi meandri della psiche del rock’n’roll più primitivo e fanno propri tutti gli impulsi ritmici del rockabilly più esplosivo, mandando in frantumi, fra brividi e singhiozzi, il sound della cultura meridionale. Ma manca ancora qualcosa, così a tarda notte, mentre i film di fantascienza colorano la stanza, i Cramps prendono e scelgono, i più psicotici frammenti di epoche precedenti pietra, (rock strumentale, surf, psichedelia e garagepunk anni sessanta) e per finire aggiungono l’elemento più tossico di tutti: Loro stessi.

E’ quasi impossibile non aver mai sentito parlare dei Cramps. La loro carriera è stata leggendaria. Pericolosamente bizzarra ma soprattutto genuina, I Cramps rappresentano tutto ciò che è veramente riprovevole rock’n’roll. Membri fondatori Lux Interior (psico-sessuale Elvis / ibrido Werewolf dall’inferno) e chitarra-imbracatura anima gemella Poison Ivy (l’ultima cattiva ragazza volpe).
Loro gli artefici di un suono malvagio che distilla una croce fatta di : gocce di palude, chiaro di luna e nitro. Ottenendo con tale pozione, una sostanza musicale, pericolosa ed instabile. Il loro impatto culturale generò, una schiera di culti demoniaci e catfights (lotta fra ragazze) in pista da ballo, e un esercito di imitatori “primitivi e con movenze sconnesse”. Come gli altri pionieri del punk rock nei tardi anni settanta, si ruppero i denti denti sui palcoscenici di CBGB e del Max Kansas City. Registrarono il loro primo disco per Sam Phillips e i leggendari Sun Studios, (disco finanziato principalmente dal reddito di Ivy come dominatrice a New York).
Il termine PSYCHOBILLY compare, (quasi per la primissima volta), nei loro manifesti ,(citazione da “Psychobilly Cadillac” canzone di Jhonny Cash). Le esibizioni dal vivo erano, (e per sempre resteranno), esattamente come una scarica elettrica dritta al cervello, rock’n’roll d’assalto senza esclusione di colpi. Lux Interior muore il 4 Febbraio del 2009, di attacco di cuore. I Cramps non faranno più nuovi album, ma rivivono ancora quando qualcuno appoggia un loro vinile su un piatto e fa girare la puntina, ogni volta che qualcuno guarda un loro video, e sono stati fondamentali per la nascita di un nuovo genere che del rock and roll mutante fece il suo cavallo da battaglia, LO PSYCHOBILLY.

LUX TI RICORDEREMO COSì

BIOGRAFIA

Lux Interior (nato Erick Purkhiser) e Poison Ivy (nata Kristy Wallace) si incontrarono a Sacramento in California nel 1972. Grazie agli interessi artistici in comune ed alla devozione per il collezionismo di dischi in vinile, i due decidono di formare un gruppo con il nome The Cramps.
Lux Interior prese il suo nome d’arte da una pubblicità per auto, e Poison Ivy disse invece di aver fatto un sogno dove si vedeva questo nome (in origine il nome completo era Poison Ivy Rorschach, e l’ultimo nome era preso dall’inventore del Test di Rorschach). Tuttavia non credo che la scelta di tale nome non sia stata infleuenzata dal celeberrimo personaggio di Batman, (non a caso rossa di capelli) o dall’omonima canzone dei Coasters.

LA BAND, LE VARIE FORMAZIONI E GLI ALBUM

Nel 1973 si trasferiscono ad Akron in Ohio, e nel 1975 a New York, dove entrano subito a far parte della scena punk rock che ruotava intorno al locale CBGB, e che comprendeva altri gruppi come Ramones, Patti Smith, ed i Television. La formazione nel 1976 era: Poison Ivy Rorschach, Lux Interior, Bryan Gregory (chitarra) e sua sorella Pam “Ballam” (batteria). La particolarità del gruppo era che nella formazione (fino al 1983) non era compreso un bassista.

In breve tempo il gruppo cambia il batterista per due volte. Miriam Linna (successivamente nei Nervous Rex, nei The Zantees, e nei The A-Bones) sostituisce Pam Ballam, e Nick Knox (precedentemente negli Electric Eels) sostituisce Linna nel settembre 1977.
Alla fine degli anni settanta pubblicano due singoli indipendenti prodotti da Alex Chilton agli Ardent Studios di Memphis nel 1977, prima di essere messi sotto contratto da Miles Copeland III per la I.R.S. Records.
Nel giugno del 1978 eseguono un concerto gratuito per i pazienti del California State Mental Hospital di Napa, evento registrato con una videocamera Sony Portapak dalla Target Video di San Francisco e successivamente pubblicato con il titolo di Live at Napa State Mental Hospital.

Pubblicarono infine i due singoli registrati nel 1977 nell’EP del 1979 intitolato Gravest Hits, prima che Chilton li riporti di nuovo a Memphis per registrare il loro primo LP, Songs the Lord Taught Us, agli studi Phillips Recording, con la produzione dell’ex proprietario della Sun Records, Sam Phillips.

Dopo essersi trasferiti a Los Angeles, Kid Congo Powers dei Gun Club si unì ai Cramps come chitarrista. Ma mentre il gruppo si trova in sala di registrazione per le sessioni del secondo LP, Psychedelic Jungle, i Cramps e Miles Copeland iniziano una battaglia legale per i diritti e le royalty.
La susseguente sentenza sulla causa proibisce al gruppo di pubblicare dischi fino al 1983, anno nel quale pubblicano Smell of Female (live at New York’s Peppermint Lounge); Kid Congo Powers dopo questo album lascia il gruppo. Mike Metoff dei Pagans (cugino di Nick Knox) fu l’ultimo chitarrista ritmico (utilizzato normalmente solo nelle esibizioni dal vivo) della formazione dei Cramps senza bassista.

Nel 1985 i Cramps registrano un pezzo per il film horror The Return of the Living Dead, pezzo intitolato Surfin’ Dead, nel quale Poison Ivy suona sia il basso che la chitarra. Con la pubblicazione nel 1986 di A Date with Elvis, i Cramps aggiungono in maniera permanente un bassista alla formazione, anche se ebbero dei problemi a trovare la persona adatta, e quindi temporaneamente il ruolo di bassista venne ricoperto da Ivy. L’album riscosse un buon successo in Europa, dove le vendite raggiunsero quota 250.000 copie, mentre negli Stati Uniti il gruppo ha il problema di trovare una casa discografica che pubblichi il disco.

Nel 1986 riescono a trovare un bassista stabile in Candy Del Mar (delle Satan’s Cheerleaders), che compare per la prima volta nell’album dal vivo Rockin n Reelin in Auckland New Zealand del 1987, disco seguito dall’album in studio Stay Sick del 1990. The Cramps entrano nella classifica top 40 dei singoli in Inghilterra per la prima ed unica volta con il pezzo Bikini Girls with Machine Guns.

Il gruppo registrerà altri album e singoli tra gli anni novanta e 2000, per diverse etichette e con diversi gradi di successo. Nel 2003 esce Fiends of Dope Island e l’anno successivo How to Make a Monster entrambi per l’etichetta Vengeance Records, fondata dalla stessa coppia Interior/Ivy.

Curiosità:

Nel 2005 la Baker Skateboards mise in vendita una tavola da skateboard disegnata utilizzando la copertina di Bad Music for Bad People; il nome dello skateboard è “The Baker Greco Can’t Hardly Stand It Deck”, ed è tratto da una cover inserita nell’album dal titolo “I Can’t Hardly Stand It”, canzone che venne utilizzata anche nella campagna pubblicitaria per il lancio dello skateboard.

In onore agli eccessi dei Cramps, essi sono raffigurati alla Rock and Roll Hall of Fame con una grancassa che Lux Interior aveva attraversato con la testa durante un concerto.

Ultima formazione :

* Lux Interior (Erick Purkhiser) – voce (dal marzo 1976 – al febbraio 2009)
* Poison Ivy (Kristy Wallace) – chitarra (dal marzo 1976)
* Sean Yseult – basso (dal settembre 2006)
* Harry Drumdini – batteria (febbraio 1993 – agosto 2003, da agosto 2006 in poi)

Ex componenti:

Chitarra

* Bryan Gregory (Greg Beckerleg) – (aprile 1976 – maggio 1980)
* Julien Grindsnatch – (luglio – settembre 1980)
* Kid Congo Powers (Brian Tristan) – (dicembre 1980 – settembre 1983)
* Mike Metoff (as Ike Knox) – (ottobre 1983 – novembre 1983; gennaio 1984 – luglio 1984)
* Chopper Franklin – (chitarra e basso, gennaio 2002 – settembre 2006)

Basso

* Brian Emser
* Candy del Mar – (luglio 1986 – gennaio 1991)
* Slim Chance – (marzo 1991 – agosto 1998)

Batteria

* Pam Ballam (Pam Beckerleg) – (aprile 1976 – settembre 1976)
* Miriam Linna – (ottobre 1976 – giugno 1977)
* Nick Knox – (luglio 1977 – gennaio 1991)
* Nickey Alexander – (giugno 1991 – gennaio 1993)
* Bill “Buster” Bateman – (giugno 2004 – agosto 2006)
* SugarPie Jones – (2000)

Discografia:

Album studio

* 1979 – Gravest Hits (EP)
* 1980 – Songs the Lord Taught Us
* 1981 – Psychedelic Jungle
* 1986 – A Date with Elvis
* 1990 – Stay Sick
* 1991 – Look Mom No Head!
* 1994 – Flamejob
* 1997 – Big Beat from Badsville
* 2003 – Fiends of Dope Island

Album dal vivo

* 1983 – Smell of Female
* 1987 – RockinnReelininAucklandNewZealandXXX

Raccolte

* 1983 – Off the Bone
* 1984 – Bad Music for Bad People
* 2004 – How to Make a Monster

Singoli

* 1978 – The Way I Walk
* 1978 – Human Fly
* 1980 – Fever
* 1980 – Garbageman
* 1980 – Drug Train
* 1981 – Goo Goo Muck
* 1981 – The Crusher
* 1984 – Faster Pussycat
* 1984 – I Ain’t Nuthin’ But a Gorehound
* 1985 – Can Your Pussy Do the Dog?
* 1986 – What’s Inside a Girl?
* 1986 – Kizmiaz
* 1986 – Get Off the Road
* 1990 – Bikini Girls with Machine Guns
* 1990 – All Women Are Bad
* 1990 – The Creature From the Black Leather Lagoon
* 1991 – Eyeball in My Martini
* 2003 – Big Black Witchcraft Rock

Ultimo concerto, Belgio, 20o6

http://arouseyourpassion.blogspot.de/2012/09/his-devotion-to-ivy-her-boots-her.html%5Dhttp//arouseyourpassion.blogspot.de/2012/…-boots-her.html

144 paginuzze di bio dei crampi in pdf.

Ci son degli anedotti davvero gustosi..e sto scoprendo tante cose che non sapevo. E’ in inglese, ma si legge abbastanza facile! Stay sick and turn blue! :B):

personaggi che hanno profondamente traviato la mente del piccolo Erick Purkhiser

Tura Satana è morta lo stesso giorno due anni dopo sempre d’attacco di cuore e io ho fatto questo poster per ricordarli 😉

GARAGE PUNK TERZA ONDATA (CIOE’ ORA)

Ok, dopo il revival degli anni 80. La scena garage punk degli ultimi anni pare sia tornata in auge, e c’è aggiro un sacco di band valide. questo topic sarà un calderone dove postare video di garage band giovani.

Come sempre l’America Latina tiene alta la bandiera..

cantante dalla stazza Koeftiana 😛

con loro invece ci suoniamo in Aprile e non vedo l’ora viva Mexico!!

:woot: :woot: :woot:

Questi ragazzi son portoricani e il cantante quando canta sembra il nipotino di Lux Interior ..sono molto cupi (e ci piace), per ora hanno fatto solo un demo per ora, sembran promettenti.

PAUL REVERE AND THE RAIDERS

Paul Revere

Nasce nel 1958 questa garage punk band, che fu una delle poche risposte americane alla British invasion musicale di metà anni sessanta.
Rimasero attivi, ma con variazioni nella formazione nei successivi trent’anni.

La formazione originale era composta da:

Paul Rever Dick, organo e musiche
Mark Lindsay, voce
Mike “Smitty”, batteria
Drake “Kid” Levin, chitarra
Mike “Doc” Holliday, basso

La band era solita suonare con divise da soldato americano della guerra di indipendenza, (il fondatore Paul Rever Dick era omonimo dell’eroe di guerra Paul Revere.) e accompagnare le performance live con coreografie.
Inizialmente i Raiders iniziarono l’attività come gruppo strumentale. L’aggiunta della linea vocale arrivò nel 1958 dall’incontro, fra Revere e il cantante Mark Lindsay. In principio si chiamavano The Downbeats, ma cambiò il nome in Paul Revere & The Raiders nel 1960, poco prima della distribuzione del primo disco prodotto dalla Gardena Records.
La band iniziò a tenere concerti e a vendere dischi soprattutto nell’area nordoccidentale del Pacifico. Sfornarono la loro prima hit nel 1961, Like, Long Hair. La canzone ebbe abbastanza successo in ambito nazionale da raggiungere la 38, ma posizione nelle Billboard charts nell’Aprile di quell’anno.
Lo stesso anno Revere venne chiamato a fare il servizio militare, scelse l’obiezione di coscienza e andò a lavorare prima come cuoco e poi per un anno e mezzo in un istituto di salute mentale. Mark Lindsay invece rimase a gestire una pompa di benzina in Oregon, ma continuò a cantare, e nell’estate del ’61 partì in tourneè con un’altra band.
L’estate successiva (’62) i the Raiders si riformarono, e tornarono ad aver successo con le cover di Louie Louie, Steppin’ Out e Just Like Mee Money.

Nel 1966 quando il chitarrista Drake “Kid” Levin lascia il gruppo e viene rimpiazzato da Jim Valley, un musicista attivo nell’area di Portland e Seattle. Valley era soprannominato “Harpo” dai compagni del gruppo per via della sua somiglianza con l’attore Harpo Marx.
Nella seconda metà degli anni sessanta il gruppo incise diversi hit inclusi:
Kicks (Billboard Pop Chart #4 e n° 400 della classifica del periodico Rolling Stone che raccoglieva le 500 migliori canzoni di sempre. Kicks fu originariamente scritta per The Animals e divenne la canzone più conosciuta dei Raiders, anche per il messaggio contro l’uso delle sostanze stupefacenti ), Hungry, The Great Airplane Strike (#20), Good Thing (#20) e Him or Me – What’s It Gonna Be?.

A metà del 1967, con tre album discografici disco d’oro al loro attivo, si trovarono ad essere il gruppo rock di punta, in termini di vendite, della Columbia Records.
Il loro album Hits è stato uno dei due album serviti come test al produttore discografico Clive Davis, nella scelta del prezzo di listino da applicare a dischi di particolare impatto popolare, l’altro fu il Greatest Hits di Bob Dylan.
All’apice della popolarità, i Raiders persero tre degli elementi base, Jim Valley, Phil Volk e Mike Smith.
Il primo a lasciare la band fu Valley, che si avviò ad una carriera da solista. Fu rimpiazzato da Freddy Weller. Con la formazione composta da Revere, Lindsay, Weller, Volk e Smith il gruppo fece il 30 aprile 1967 la sua unica apparizione al The Ed Sullivan Show. Il mese successivo, a lasciare il gruppo furono Volk e Smith i quali l’anno seguente si unirono al chitarrista Drake “Kid” Levin, già nei Raiders, per formare un altro gruppo The Brotherhood. Charlie Coe, chitarrista dei Raiders nell’anno 1963, ritornò ad unirsi al gruppo come bassista mentre Joe Correro, Jr. divenne il nuovo batterista.
Sebbene i gusti musicali dalla metà degli anni sessanta fossero notevolmente mutati, il gruppo continuò ad avere diverse hit in classifica per tutto il resto della decade: I Had A Dream (1967 – #20), Too Much Talk (1968 – #18, #11 su Cash Box), Don’t Take it So Hard (1968 – #27), Cinderella Sunshine e Mr. Sun, Mr. Moon (1968 – #18).

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A inizio ’68 Paul Revere e Mark Lindsay furono chiamati con i Raiders a condurre un nuovo programma settimanale, “Happening“.
Ad agosto, il gruppo dovette registrare l’abbandono del bassista Charlie Coe, che venne rimpiazzato da Keith Allison. Mark Lindsay assunse una posizione di maggiore controllo sull’operato della band, producendo in prima persona tutte le incisioni, a partire da Too Much Talk, del 1968, e dall’album psichedelico Something Happening.
Lo stile impresso da Lindsay alla musica dei Raiders era particolarmente ravvisabile in singoli come Let Me (1969 – #20 – disco d’oro) e album come Hard ‘N’ Heavy (with marshmallow) e Alias Pink Puzz.
Il successo di Let Me  favorì, nella primavera del 1969, un tour in Europa dei Paul Revere and the Raiders in compagnia dei Beach Boys. Nell’occasione il gruppo registrò due canzoni per il programma storico tedesco Beat-Club.

Nel 1970 il nome venne abbreviato in The Raiders. L’album di quell’anno, Collage, fu invece il vano tentativo di spostare le sonorità dei Raiders in un’altra direzione. Nonostante le buone critiche su Rolling Stone, l’album e il singolo Just Seventeen (#70) che serviva da lancio, si rivelarono un fallimento sotto l’aspetto commerciale.
Mark Lindsay ritornò quindi a sviluppare progetti da solista mentre Joe Correro lasciò il gruppo alla fine del tour primaverile per essere rimpiazzato dal suo predecessore Mike “Smitty” Smith.
La canzone Freeborn Man, scritta da Lindsay e dal bassista Keith Allison, ha segnato il passaggio del gruppo alla fase country rock, ed è diventata uno standard eseguito in cover da diversi artisti fra cui gli Outlaws, Junior Brown e Glen Campbell.

Il maggiore successo del gruppo firmato come The Raiders, è stato Indian Reservation (The Lament of the Cherokee Reservation Indian), pubblicato come singolo nel 1971. Il brano raggiunse il primo posto in classifica vendite e fu premiato con il disco d’oro.
Per promuovere il brano, Revere, si sottopose ad un tour de force attraverso tutti gli Stati Uniti. Lo sforzo fu premiato tanto che il brano raggiunse la prima posizione, sia pure anche se solo per una settimana. In termini di vendite, Indian Reservation fu per la Columbia Records il singolo di maggiore successo per molti anni, con oltre sei milioni di copie vendute, e trainò l’album omonimo Indian Reservation tra i Top 20. Nel medesimo periodo i Raiders inclusero nell’organico il batterista Omar Martinez e il tastierista Bob Wooley.
Nel 1972 il gruppo chiese una particolare promozione per un album pop in grado di lanciarli su scala internazionale Country Wine ma l’operazione fu ostacolata dalla scarsa disponibilità della Columbia, impegnata a promuovere altri artisti, esempio gli Aerosmith. Continuò tuttavia a incidere singoli per la casa discografica fino alla scadenza contrattuale del 1975. I loro ultimi singoli di rilievo furono Country Wine (1972 – #52), Powder Blue Mercedes Queen (1972 – #54), Song Seller (1972 – #96), Love Music (1973 – #97) e All Over You.

Freddy Weller e Mike Smith lasciarono il gruppo alla vigilia di Capodanno del 1972, e Weller venne sostituito dal chitarrista Doug Heath. Con la conclusione della prima fase di carriera, i Raiders videro diminuire le occasioni per esibirsi in concerto, limitandosi a suonare in piccoli locali e per particolari circostanze come gruppo revival. Se Revere dimostrava di accettare di buon grado tale situazione, non altrettanto poteva dirsi per lo scalpitante Mark Lindsay, frustrato per la piega che aveva assunto la carriera del gruppo.
I Raiders ebbero un ruolo importante nei festeggiamenti del 4 luglio 1976 per il Bicentenario degli Stati Uniti. In quella circostanza, e con sfarzo clamoroso, Revere si sposò per la seconda volta. Revere annunciò il ritiro dalle scene alla fine di quell’anno, ma disattese l’annuncio tornando due anni dopo a tenere concerti con una nuova formazione dei Raiders.
Il quintetto composto da Paul Revere, Mark Lindsay, Drake Levin, Phil Volk e Mike Smith si riunì nel 1979 per uno show televisivo nazionale, suonando un medley dei principali successi.
Lindsay proseguì la carriera solista registrando singoli per la Warner Bros. e dedicandosi alla composizione di musiche per film e pubblicità.

Il punk rock e la New Wave degli anni ottanta hanno ricavato un forte impatto dalla musica dei Raiders con numerosi brani incisi in cover: I’m Not Your, Steppin’ Stone (Sex Pistols, Minor Threat e The Monkees), Just Like Me (The Circle Jerks, Joan Jett e Pat Benatar), Louie Go Home (David Bowie, per The Who divenuta “Lubie, Go Home”), Hungry (Sammy Hagar, the Cramps), Him or Me, What’s it Gonna Be? (The Flamin’ Groovies) e Ups and Downs (The Morrells che l’hanno riarrangiata in stile country). Indubbiamente anche il garage punk revival e il grunge molto debbono all’influenza avuta dai Raiders.

Revere ha continuato ad esibirsi con una formazione relativamente stabile dei Raiders per tutti gli anni ottanta e i novanta distribuendo occasionalmente nuove incisioni autoprodotte, come Special Edition del 1983, con Michael Bradley alle voci, e Paul Revere Rides Again distribuito nello stesso anno attraverso i punti vendita Radio Shack.

Nel 1996 disponibile in commercio un home video a ricordare le gesta della band “The Last Madman of Rock ‘N’ Roll “. Il figlio di Revere, Jamie,si unì al gruppo come chitarrista per diversi anni durante i ’90.
Nel 1997, il gruppo storico al completo, pur privo di Revere, si esibì in costume di scena a Portland in un concerto commemorativo dei trent’anni di carriera, sulle note dell’album Midnight Ride. Mike Smith muore quattro anni dopo.
Nel 2001, i Raiders hanno pubblicato Ride to the Wall, un album con diverse canzoni inedite abbinate a successi degli anni sessanta, i cui proventi sono stati destinati ad aiutare i veterani della guerra del Vietnam.
Paul e i new Raiders hanno continuato a tenere concerti, mentre Keith Allison, musicista del gruppo dal 1968 al 1975, ha proseguito la carriera come attore, partecipando fra l’altro al film Gods and Generals alla cui colonna sonora ha collaborato anche Bob Dylan.

Nel 2000 la casa discografica Sundazed Records ha pubblicato un doppio CD intitolato Mojo Workout che focalizza lo stile R&B e soul dei primi dischi incisi in carriera dai Raiders per la Columbia.

Tutti gli ex componenti del gruppo, ( tranne il chitarrista Drake Levin, morto nel 2009 e Mike Smith nel 2001), hanno proseguito e proseguono attività soliste operando in vari stati degli USA.

THE KINGSMEN

kingsmen

THE KINGSMEN
The Kingsmen nascono a inizio anni 60 a Portland, nell’Oregon, sono stati una delle prime band Garage della storia della musica. Per chi ancora non lo sapesse, il punk nasceva allora.

Divennero famosi soprattutto per la loro registrazione del 1963 della canzone di Richard Berry,” Louie Louie”, che mantenne la posizione #2 nelle classifiche Billboard per sei settimane e divenne un classico, usato anche nel film “Animal House”.

(davvero un bel coro di ‘briachi! 😆 )

LOUIE LOUIE: ALFA E OMEGA DEI KINGSMEN

Quando registrano “Louie Louie” la band era composta da Jack Ely (voce/seconda chitarra), Lynn Easton (batteria), Mike Mitchell (chitarra), Don Gallucci (pianoforte) e Bob Nordby (basso). Ken Chase (il manager dei Kingsmen e direttore della radio di Portland KISN music) produsse la registrazione.
“Louie Louie” fu privata del primo posto nelle classifiche del tardo 1963 e del primo ’64 da The Singing Nun (che temo davvero fossero delle cazzo di suore) e dal superpalloso Bobby Vinton (sentire per credere…vi basteranno pochi secondi), che monopolizzarono il primo posto per quattro settimane a testa.

LOUIE LOUIE raggiunse comunque il posto #1 nella classifica Cashbox e il #2 nella classifica Billboard Hot 100[2]. Inoltre nel Regno Unito si piazzò al #26 nella classifica Record Retailer. In tutto il mondo il singolo vendette più di un milione di copie. Il b-side del singolo comprende anche una canzone strumentale: Haunted Castle.

La band attirò l’attenzione di tutta la nazione quando Louie Louie fu proibita dal governatore dell’Indiana, e attirò l’attenzione dell’FBI a causa delle volgarità presenti nella versione della canzone dei Kingsmen .
Il testo in realtà differiva solo per alcuni frasi..un “fuck” e una frase prima dell’assolo di chitarra: “Let’s take it on outa here now! Let’s go!!” 😛

Inoltre è probabile che l’incomprensibile pronuncia del cantante (LOL) permise ai giovani fan e ai genitori preoccupati di immaginare le oscenità più incredibili.


Nell’aprile 1966 i The Kingsmen ristamparono Louie Louie e un’altra volta la canzone scalò le classifiche piazzandosi al #65 della classifica Cashbox. Dopo il successo di Louie Louie, i componenti dei Kingsmen si sciolsero e presero diverse strade.
Il batterista Lynn Easton, la cui madre aveva registrato il nome della band e che più tardi ne acquisì i diritti, dichiarò che da quel momento aveva intenzione di essere la voce principale della band, obbligando Jack Ely a rimpiazzarlo alla batteria, cosa che spinse Jack Ely e bassista a lasciare il gruppo.
Ely fondò il suo gruppo fondò la sua band JACK ELY & THE KINGSMEN.
Don Gallucci, il pianista, fu obbligato a uscire dalla band perché era troppo giovane per fare tour. (Successivamente formò due band che però ebbero breve vita. In seguito divenne produttore di registrazione della Elektra Records, e la sua produzione più famosa fu il fondamentale secondo album dei The Stooges, “Fun House”.
I due rimanenti componenti dei Kingsmen: Lynn Easton e Mike Mitchell, si esibirono in tour con il nome ufficiale della band. E scoppiò un casino.
Easton stabilì i suoi diritti sul nome Kingsmen. In questo modo Ely fu obbligato a smettere di usare il nome, e a Easton fu proibito di utilizzare i testi originali di Ely. Questo inizialmente colpì la popolarità dei Kingsmen di Easton. Negli anni, tuttavia, la band ufficiale, con Easton voce registrò molti altri singoli per tutto il resto degli anni sessanta.
Il singolo dei Kingsmen successivo a Louie Louie fu una versione di Money (That’s What I Want) che si piazzò al #16 della Billboard Hot 100 e al #17 della Cashbox.

Anche i singoli Little Latin Lupe Lu  e Death of An Angel si piazzaro abbastanza bene nelle classifiche ma ancora non in top ten.

http://youtu.be/lpf-DlvxVX0 64

http://youtu.be/VNV2ppwuM98 63 originale della band

http://youtu.be/zK57Dz4KsK0 64

http://youtu.be/yai-t5KuC4k 63

http://youtu.be/7Ld3JqZ03v8 pussypower! 68
Ci ritornarono invece ne 1965 con The Jolly Green Giant, che raggiunse la posizione numero 4 di Billboard e l’8 di Cashbox.
Nel 1967 la band entrò in classifica per l’ultima volta con Bo Diddley Bach, ma solo in posizione 128 della Billboard.
Il 9 novembre 1998 al gruppo fu riconosciuto il possesso di tutte le prime registrazioni pubblicate su Wand Records e Gusto Records, inclusa Louie Louie.

Curiosità
Prima della formazione del gruppo, un’altra band chiamata The Kingsmen si esibiva nel 1958 ed era formata dai componenti di Bill Haley & His Comets e loro seconda band. Numerose altre band hanno usato il nome The Kingsmen.

Discografia
Album studi0

* 1963 – The Kingsmen in Person
* 1964 – The Kingsmen, Volume II
* 1965 – The Kingsmen, Volume III
* 1965 – The Kingsmen on Campus
* 1966 – Up and Away
* 1980 – A Quarter to Three

Raccolte

* 1966 – 15 Great Hits
* 1966 – Greatest Hits
* 1980 – Ya Ya
* 1980 – House Party
* 1994 – Since We’ve Been Gone

Album live

* 1982 – Live and Unreleased
* 1995 – Plugged
* 2003 – Garage Sale

Singoli

* 1963 – Louie Louie/Haunted Castle
* 1963 – Louie Louie/Haunted Castle
* 1964 – Money/Bent Scepter
* 1964 – Little Latin Lupe Lu/David’s Mood
* 1964 – Death Of An Angel/Searching For Love
* 1964 – The Jolly Green Giant/Long Green
* 1965 – The Climb/The Waiting
* 1965 – Annie Fanny/Give Her Lovin’
* 1965 – (You Got) The Gamma Goochee/It’s Only The Dog
* 1966 – Little Green Thing/Killer Joe
* 1966 – The Krunch/The Climb
* 1966 – My Wife Can’t Cook/Little Sally Tease
* 1966 – If I Needed Someone/Grass Is Green
* 1967 – Trouble/Daytime Shadows
* 1967 – Children’s Caretaker/The Wolf of Manhattan
* 1967 – (I Have Found) Another Girl/Don’t Say No
* 1968 – Bo Diddley Bach/Just Before the Break of Day
* 1968 – Get Out of My Life Woman/Since You’ve Been Gone
* 1968 – On Love/I Guess I Was Dreamin’
* 1973 – You Better Do Right/Today

LOS SAICOS

los saicos 23

Los Saicos, gruppo garage punk peruviano, oggi considerato una delle band più originali e influenti della scena latino-americana dei 60’s. Pubblicarono sei singoli tra il 1965 e il 1966, ma nessun album (almeno durante la loro carriera). Tutti i brani erano originali e scritti dai Erwin Flores (il cantante) e Rolando Carpio (il chitarrista).

La band nasceva a Lima nel 1964 ed era formata da quattro musicisti dilettanti appena usciti dalle superiori. I loro ascolti comprendevano i gruppi più famosi della British Invasion come: The Beatles, The Rolling Stones, The Animals. Ma non contemplavano il garage americano o le band inglesi più brutali come i Downliners Sect. Nonostante questo, il loro era un sound tanto selvaggio quanto innovativo, un cocktail di garage primitivo con venature surf, diverso da qualsiasi altra cosa registrata in America Latina al tempo, e forse, solo di pari passo con band come The Sonics ed MC5 in Nord America.

Furono i primi a scrivere le proprie canzoni in lingua spagnola, nonchè l’unica garage band che arrivò al successo nel loro Paese. I Loro inno, “Demolición” fu uno dei più grandi successi radio dell’ 1965 in Perù.

Avevano anche un proprio programma sulla TV nazionale. Il loro singoli furono prodotti dalla DisPerú (una piccola etichetta), e furono fonte di ispirazione per decine di bands in tutto il Perù.

Divenuti leggenda, divennero ovviamente anche soggetto delle più svariate e bizzarre ipotesi riguardo alla loro breve esistenza e misteriosa scomparsa…

Recentemente hanno rivelato che, nel 1966 si resero conto che la loro fama calava e semplicemente decisero di smettere di suonare.
Il cantante Erwin Flores e cantante/bassista César “Papi” Castrillón si trasferirono in America.

Erwin registrò altri due album che però passarono in sordina, lavorò “a nero” come cantante di Salsa in Virginia e Maryland, poi si trasferì nell’area metropolitana intorno a Washington, dove lavorò dieci anni per la NASA. Attualmente fa il dirigente per una società farmaceutica.

Il bassista, ora semi-pensionato, trovò lavoro come insegnante di chitarra presso una chiesa che faceva corsi di musica e casualmente si trasferì vicino al cantante, ma i due se ne accorsero solo dopo anni.

Il chitarrista Rolando Carpio è morto all’inizio del 2005 e non raccontò mai nulla del suo passato da musicista ai figli, finchè questi non lo scoprirono da soli, (uno dei suoi figli lo nota nel documentario sulla band, “Saicomanía” uscito cinque anni dopo la sua dipartita).

Il batterista Pancho Guevara , restò a Lima dove vive ancora.

Nel 2006, i Los Saicos superstiti si riuniscono nella loro città, Lince in provincia di Lima, per alcuni eventi commemorativi.
Erwin Flores, il cantante, dopo essere sparito per 40 anni dal Perù, torna a cantare “Demolición” su un piccolo palco, ospite dei Manganzoides.
Nel 2009 canta di nuovo il suo cavallo di battaglia anche a Madrid al Club Joy Eslava, con gli spagnoli Wau y Los Arrghs!.
Nel 2010, esce il film documentario sulla carriera della band “SAICOMANIA” e i Los Saicos tengono il loro primo concerto internazionale in Spagna, e si guadagnano il titolo di ‘prima punk band del mondo’ (secondo il quotidiano ABC).
Nel 2011, ‘Saicomania’, viene proiettato al ‘Julieta Theatre’ a Lima. Lo stesso giorno, Los Saicos suonano insieme alla band locale Los Silver Mornings (garage psichedelico).

Il documentario viene successivamente mostrato in pubblico a San Francisco e fra il pubblico c’era anche un certo Jello Biafra ( Dead Kennedys).
The Black Lips, ha dichiarato che i Los Saicos hanno avuto su di loro un’ influenza fondamentale.

DISCOGRAFIA:
“Come On” / “Ana” (1965) – Dis Perú
“Demolición” / “Lonely Star” (1965) Dis Perú
“Camisa de fuerza” / “Cementerio” (1965) Dis Perú
“Te Amo” / “Fugitivo de Alcatraz” (1965) Dis Perú
“Salvaje” / “El Entierro de Los Gatos” (1965) Perú Dis
“Besando a Otra” / “Intensamente” (1966) – El Virrey
“Wild Teen Punk dal 1965 Perú” (2000) – edizione Non ufficiale da Electro Harmonix (Vinile non autorizzato 10 pollici prendendo il materiale da singoli 45 giri anziché nastri master.)
“Saicos” (2006) – album ufficiale, a cura di Repsychled record
( materiale rimasterizzato dalle bobine di nastri originali)

http://youtu.be/UJlwXvn8VjA servito su un piatto d’argento!
“¡Demolición!” -The Complete Recordings (2010) Singles compilation da Munster Records Singles